venerdì, 23 ottobre 2009

Alle soglie dei 50 anni, dopo lunga ed appagante esperienza in materia di sesso, sono giunto alla conclusione che le migliori scopate, in assoluto, sono quelle che capitano in modo occasionale.

Come diceva un famoso scrittore Francese “non esistono donne irraggiungibili” tutte, primo o poi, hanno un momento di fragilità emotiva. La bravura dell’uomo è di trovarsi nel posto e nel momento giusto e sapere cogliere l’occasione e trasformare un banale incontro in una straordinaria “sveltina”.

Le sveltine, per tale motivo, sono ritenute da molti il “carpe diem” del sesso.

Anche io le ho sempre considerate le migliori scopate quelle che maggiormente danno il massimo piacere concentrato in poco tempo  e poco spazio, perché possono rappresentare un premio all’audacia di aver osato profanare le grazie di una donna irraggiungibile.

La loro magnificenza consiste nel fatto che capitano all’improvviso, in situazioni imprevedibili ed occasionali, con donne che rivelano solo in quei momenti una naturale indole lasciva, ed a volte in luoghi impensabili.

E’ oramai storia consolidata ritenere le migliori sveltine quelle fatte con le proprie colleghe di lavoro e/o con la vicina di casa troia e ninfomane; in questi casi taluni prediligono l’ascensore, altri il sottoscala o gli scantinati. Insomma c’è una ampia scelta di luoghi e situazioni.

Pensate, però, per una volta, a quelle che capitano tra le mura domestiche, non annunciate, addirittura con una propria congiunta.

E’ senz’altro straordinario, come la storia che mi accingo a raccontare, senza tralasciare alcun particolare.

Prima vorrei precisare una cosa importante. L’incesto è la situazione erotica più potente che un uomo possa immaginare. La sua efficacia però rimane tale solo se si sviluppa nella spazio della pura fantasia mentre perde il suo fascino potente nel momento in cui si realizza nella realtà. Buona lettura

Vivo in una città alpina, il territorio oltre ad essere caratterizzato dalla alte vette rocciose è anche addolcito da boschi rigogliosi di selva e dallo spettacolo di laghi con acque coloratissime e splendenti.

L’estate da noi, come è risaputo, si distingue per un caldo continentale, afoso e difficile da sopportare, così quando vi è la possibilità di fuggire dalla città, soprattutto la domenica, la gente si precipita in massa ad affollare i litorali dei laghi che, in quel caldo infernale, rappresentano una piacevole alternativa di ristoro.

Quella domenica mattina, solo mia figlia Roberta, 23-enne, si era alzata addirittura all’alba, perché aveva preso un impegno con le sue compagne universitarie per andare a passare la giornata ai laghi. Quindi si era messa all’opera presto per preparare il cestino del Picnic e lo zainetto.

La notte appena trascorsa, come tutte le altre, è stata caldissima, e nonostante gli sforzi a cercare il sonno, trovai la pace e rilassamento solo a tarda notte.

Quella mattina fui svegliato dai rumori di stoviglie che urtavano tra loro. Immaginai che fosse Roberta, e la vedevo intenta ad armeggiare in cucina.

Guardai mia moglie al mio fianco,  per un attimo provai un senso di invidia nel vederla dormire serena e tranquilla, con la respirazione pesante.

Era inutile restare in quella graticola a girarsi come un pollo allo spiedo. Decisi di alzarmi e magari scambiare qualche parolina con Roberta prima che lei prendesse il volo per i laghi.

Beatrice e Marica, le figlie più giovani,  dormivano profondamente nella loro cameretta, si sarebbero svegliate, come al solito, a mezzogiorno.

Andai in bagno e diedi sollievo alla vescica che borbottava impellente il suo bisogno fisiologico. Indossavo solo i boxe, ma la cosa non mi creava alcun disagio poiché era abitudine consolidata aggirarmi per la casa praticamente in mutande.

Entrai in cucina e notai subito Roberta, girata di schiena, intenta a preparare il cestino del picnic.

Senza voltarsi mi salutò con il solito appellativo:

 

“Ciao vecchio!

“Ciao Ro! Dormito Bene!

“Da schifo! Stamattina mi sono trovata in un lago di sudore! Sono appena uscita dalla doccia! 

 

Infatti i capelli, lisci e lunghi fino alle spalle, risplendevano i raggi di luce e pendevano giù come spaghetti.

 

“Non sarebbe meglio asciugare i capelli!

“Preferisco di no! Co sto caldo! si asciugheranno subito!

 

Mentre si dimenava utilizzando i vari strumenti per confezionare i panini, notai che la tuta bianca che indossava era attillata e perfettamente aderente al corpo.

Mi soffermai ad osservare con attenzione il fondo schiena e notai che la stoffa di raso leggera penetrava profondamente nello scoscio, mettendo in mostra i glutei rotondi, che sporgevano in tutta la loro boriosa bellezza giovanile. Roberta è un ragazza in carne e quando indossa vestiti succinti ed attillati la sue avvenenza risalta in modo superbo.

In quel momento la tuta, praticamente la copriva come se fosse la seconda pelle, per cui le forme boriosa di maggiorata si rivelavano in ogni dettaglio.

Sarà  stato colpa del caldo, oppure la reazione inconscia che capitano sempre al mattino quando ti alzi dal letto, ma in quel momento, davanti al corpo di mia figlia sentii il cazzo che cresceva nel boxe, fino a diventare un palo rigido ed oscenamente sporgente.

Così, eccitato e guidato solo dagli istinti più bassi, da vero depravato del sesso, mi accostai dietro la sua schiena posandole le mani sulle spalle, e, con la bocca quasi a lambire l’orecchio destro, le sussurrai:

 

“Ti vedi ancora con Marco?

“Quel deficiente! Ci siamo lasciati da circa un mese!

 

Mentre parlavo facevo scivolare la mani fino ai gomiti e poi le posai sui fianchi.

 

“E adesso con chi ti vedi?

“Per il momento non voglio nessuno!

 

Quindi la ragazzina stava vivendo un astinenza forzata.

 

“Ma come! una ragazza bella come te non ha ammiratori!

 

Mentre pronunciavo quelle parole infilai la mani sotto il tessuto della giacchetta e cominciai ad accarezzare la pelle nuda dei fianchi, lentamente, risalendo fino a soffermarmi sull’ombelico.

Fu in quell’istante che Roberta colse nelle mia carezze intenzioni lascive e libidinose. Il suo corpo reagii improvvisamente irrigidendosi, ed il respiro divenne subito pesante ed affannoso.

 

“C’è qualche ragazzo nella comitiva?

“Sii!

“Allora ti sei vestita così per lui!

“Pa.. ti prego…stanno per arrivare!

 

La sua voce tradiva un emozione volutamene nascosta. Non fece nulla per sottrarsi a quell’abbraccio.

Roberta emanava un fascino sensuale irresistibile. Quando le osservavo il culo il sangue mi ribolliva nelle vene come lava incandescente; allora presi coraggio e decisi di fare quello che in quel momento desideravo tantissimo. Mi appoggiai completamente al suo fondoschiena, facendo incuneare lo spessore del cazzo tra le sue grosse chiappe.

 

Quel contatto improvviso suscito in lei un lieve lamento, poi, con voce rotta dall’eccitazione disse:

“Pa… ti pregoo… stanno arrivando!

“Ssss.. rilassati….

 

Stabilito il primo rapporto, continuai ad far scorrere le mani sul corpo: con una mi inoltrai verso il basso ventre e con l’altra verso l’alto, sul seno. I capezzoli, al tatto, divennero subito turgidi, segno che anche lei si era eccitata dalla situazione.

 

“Una bella ragazza come te merita tutte le attenzioni possibili!

Alle parole facevo sempre seguire le azioni delle mani. Finalmente arrivai laddove non aveva mai sperato che un giorno potessi giungere. Una mano stava forgiando a coppa le tette e l’altra affondava le dita sulla morbida peluria del monte di venere.

 

“Sei una birichina! Sotto la tuta non porti nulla!

 

Roberta non parlava più, si limitava ad ansimare ed a respirare con grandi boccate d’aria.

 

Si era completamente affidata alle mie carezze, senza alcun cenno di reazione, mentre una mano continuava senza interruzione ad impastavano quelle grosse tette, come se fossero panetti di pizza, e l’altra, altrettanto solerte, si era fatta strada nello scoscio e percepiva già la sostanza appiccicosa secreta dalla vagina, che impregnava le dita.

L’intera mano era ficcata nello scoscio e le dita si muovevano come le zampette di un ragno, stimolando la vulva e le labbra interne della figa.

 

“Pa.. ti prego…. Stanno arrivandooo!

 

Era dannatamene eccitata. Il suo corpo sollecitato dalle mia mani fremeva come un fuscello in preda ad una violenta tempesta. Quello che stavo facendo non mi bastava più. Desideravo procurarmi il massimo piacere da quel corpo stupendo di giovane ragazza, nonostante mi fossi completamente incollato a lei, sia con la bocca appiccicata al collo, sia con le mani strette sulle tette e nelle cosce, ed il cazzo duro che spingeva contro il suo fondo schiena.

 

“Roberta… non resisto più…!

“Pà.. Cosa vuoi fare?

 

Accecato dal desiderio di quel corpo, non risposi alla domanda, afferrai gli orli dei pantaloncini e li calai giù fino alle ginocchia, scoprendo il suo fantastico culo.

 

“Pà.. coosa vuoi fare!!

“Sssss. Cristo quanto sei bonaa… lasciami fare…

 

Poi mi abbassai i boxe, facendo scattare il cazzo in fuori tra i suoi glutei.

 

“Pa… sei impazzito.. guarda che stanno arrivando… la mamma potrebbe svegliarsi..

 

Ero confuso dai sensi e preso completamente dal sensualità conturbante di quel giovane corpo, mentre i freni inibitori erano totalmente scomparsi.

Smarrito in  quella estesi di sensi, vinto dai più bassi istinti di depravazione, afferrai il cazzo e lo ficcai in mezzo alle sue cosce, poi, serrandomi a lei, iniziai a spingere con movimenti profondi per procurarmi un piacere simile alla masturbazione. In quei momenti percepivo il caldo tepore delle labbra della sua figa, che veniva stimolata dal mio cazzo duro. Roberta capii subito le mie intenzioni e senza batter ciglio mi facilitò il compito partecipando al movimento.

 

“Pà … sbrigati a veniree!… comincia ad essere veramente tardi…

“Ssss… rilassati…

 

Sembravo  un leone furioso che si agitava sulla propria prede senza lasciarle scampo.

 

“Ro… Non ce la faccio… non resisto oltre…

“Pà.. cosa vuoi faree!

 

La spinsi in avanti costringendola ad adagiarsi sul tavolo con i gomiti, poi le chiesi di divaricare le gambe…

Lei fece quello che gli chiese, ed inarcando la schiena, assunse la posizione di una perfetta pecora, con le gamba aperte fino a tendere al massimo l’elastico della tuta.

Guardai in basso e la prima cosa che vidi furono le grossa labbra coperte da una leggera peluria, che spuntavano dallo scoscio. Era un visione fantastica, il culo rotondo e perfettamente tornito e le cosce in piena forma, rendevano la scena dannatamente eccitante…

 

“Pà.. ti prego… fai una cosa veloce… è tardi…

“Dio santissimo che figaaa… mmm, quando sei bona mmm…

 

La scena era talmente provocante che non persi tempo in preliminari, afferrai il cazzo, mentre con l’altra mano divaricavo le labbra della fica. Dio quanto era bagnata, la mano si era completamente impregnata di umori.

Eccitato appoggiai la grossa cappella tre le labbra e, dopo averla strusciare su e giu, intrapresi la via di quel tabernacolo di piacere, lucido e morbido come il burro sciolto. Era talmente lubrificata che scivolai dentro velocemente.

La penetrazione suscitò subito un forte sussulto del corpo ed un singulto soffocato con le labbra tra i denti.

 

“Mmmm.. pà… adesso finisci in fretta….ti pregoo…

“Tesoro, sei fantastica… la tua fica e calda come una fucina…mmmm

 

Cominciai a muovermi dentro di lei, con ritmo costante ed affondi penetrati, che provocavano  sobbalzi del corpo e contrazioni vaginali. Sentivo che stava godendo come una pazza. Però nonostante l’andatura forsennata degli affondi manteneva una lucidità incredibile…

 

“Dai papà sbrigati…..finisci… subitoo..mmmm.

 

Ogni tanto si voltava a guardarmi in faccia per cogliere la mia espressione, che era simile alla sua, contratta dal piacere. In quelle circostanze mi abbassavo per baciarla sulla bocca carnosa e sensuale.

 

Le spinte erano divenute talmente possenti che la costrinsi ad allungarsi sul tavolo con il busto, così il cestino del picnic, urtato dai movimenti del capo, si rovesciò sparpagliando il contenuto.

 

All’improvviso si sente il rumore di un motore, e poi, il suono di un clacson….

 

“Cazzo sono loro…ti prego… ora…!!

 

La supplica arrivò giusto in tempo, perché oramai ero giunto al culmine del piacere, quindi incalzai con alcuni affondi penetranti, tenendola saldamente dai fianchi. Roberta aveva un capacità unica di anticipare i miei pensieri, infatti con voce rotta dal godimento:

 

“Vieni dentrooo… ho appena avuto il cicloo… non ci sono problemi…!!mmmm ooooh!

 

Svuotai con sommo diletto nel suo ventre tutto il piacere che in quel momento si era accumulato nei coglioni. Proprio in quell’istante qualcuno stava già bussando alla porta.

 

Roberta si tirò su la tuta e disse.

 

“Pà! Sistema il cestino, poi apri la porta… io intanto corro in bagno a lavarmi!

 

Indossai velocemente una T-shirt e andai ad aprire la porta. Davanti a me si presentò Susanna, una amica di Roberta, che sorridente disse:

 

“E Roberta! Dove è?

“Quella pigrona è ancora in bagno! Dai entra che ti preparo un caffè!

“Grazie…molto gentile… !

 

Appena entrò in cucina vide una mela per terra, si abbassò a raccoglierla. Si girò verso di me, sorridente, e la depose nel cestino del picnic, anche lei indossava un tutina aderente….

postato da: PaoloIlCaldo alle ore 21:53 | Permalink | commenti
categoria:incesto
domenica, 16 dicembre 2007

C’è sempre una prima volta.

Quella vecchia signora che incontro ogni mattina, sulla strada che porta al mio ufficio, che, sotto il peso degli anni, si muove lentamente in compagnia di un piccolo cane, e porta sul fianco una grossa borsa, certamente sarà stata una giovane donna, un’adolescente. Eppure, la sua pelle raggrinzita rende impossibile immaginare che quelle rughe una volta siano state lisce e vellutate come la superficie di una pesca.

Anche lei avrà avuto una prima volta. Il primo giorno di scuola, il primo bacio, la prima scopata.

Quei momenti sono custoditi nella sua memoria come esperienze uniche ed indimenticabili, perché le volte successive non sono state simili alla prima.

 

14 anni, le vacanze estive erano iniziate da due settimane circa. Vivevo in un casolare di campagna. Una sorta di casa colonica, costruita al tempo del fascio. Il caseggiato, oltre alla mia famiglia, accoglieva anche quella di mio zio. Era difficile distinguere le due famiglie, poiché vivevamo in perfetta simbiosi.

L’abitazione, seppure separate in due appartamenti, aveva il solaio in comune.

Quell’estate stavo iniziando a strimpellare le prime note su una vecchia chitarra, comprata al mercatino dell’usato.

Lo strumento non era un granché, ma, in quel momento, rappresentava una soluzione vitale per combattere la noia, che, altrimenti, avrebbe caratterizzato quella calda estate.

I tre fratelli maggiori ed i quattro cugini mi avevano costretto ad esercitarmi nel solaio, perché non sopportavano il casino che facevo con quello strumento infernale.

Diversamente da loro, non amavo la vita dell’oratorio. Il parroco era pedante e cercava di tenerci impegnati in attività ludiche stupide e alquanto infantili. Insomma, ho preso la distanza dagli altri facendo vita solitaria, come il nostro grande poeta Leopardi.

Non ero sempre da solo; per fortuna c’era anche Sara, la mia cugina preferita. Era una ragazza estroversa e sempre solare. Spesse volte mi raggiungeva nel solaio, perché le piaceva cantare le canzoni di Battisti.

Per fare cosa gradita, imparai in fretta le note delle canzoni più famose; così, insieme, potevamo cimentarci a squarciagola in un coro assordante.

All’epoca lei aveva 18 anni. Era una ragazza molto bella e sensibile. Aveva capelli neri corvini, occhi verdi e pelle candida come la neve, ed ero perdutamente innamorato di lei.

Purtroppo era anche fidanzata. Questo, in ogni modo, non rappresentava un ostacolo per il mio cuore, che era maledettamente cotto di lei, per questo motivo odiavo quello stronzo che le ronzava sempre attorno.

La soffitta era diventata il ricettacolo dei vecchi mobili in disuso. Tra questi c’erano due vecchie poltrone ed un divano.

Sara, in quell’estate afosa, doveva affrontare gli esami di maturità, perciò era perennemente attaccata ai libri.

Spesse volte arrivava con passo felpato alle mie spalle, tenendo in mano i grossi tomi, e quando tentavo di alzarmi per lasciarle il locale, lei, sorridente mi chiedeva di restare incitandomi a continuare a strimpellare le corde della chitarra. Si allungava con disinvoltura sul divano, ed incrociando le gambe si concentrava nella lettura.

Il caldo era insopportabile, e spesse volte, senza alcun imbarazzo, in considerazione del rapporto di parentela che ci legava, si presentava in costume da bagno e/ o addirittura in mutande e reggiseno.

Per me quei momenti diventavano un vero e proprio inferno. Le mie mani vagano sulle corde della chitarra senza alcuna logica, giacché la mente era totalmente stordita dalla visione del suo corpo, che stava adagiato magnificamente sul divano in posizioni superbe, stimolando la passione morbosa dei miei sensi.

Turbato inventavo mille scuse per sottrarmi da quell’incanto. Finivo di solito per andare a rinchiudermi nel bagno dove mi cimentavo in poderose seghe, dedicate alla mia bellissima e conturbante cugina.

I desideri che si ritengono irrealizzabili, a volte, si realizzano inaspettatamente senza alcuna fatica.

Un pomeriggio, molto afoso, simile ai precedenti, mentre ero nel solaio, impegnato a strimpellare sulla solita chitarra, la mia attenzione fu destata da urli disumani provenienti dal cortile.

Mi precipitai alla finestra e notai Sara, arrabbiata, che stava strattonando violentemente il suo ragazzo.

Lui non reagiva, evitando il suo sguardo. Ad un certo punto lui sale in macchina ed avvia il motore, e mentre fugge Sara raccoglie una pietra e la scaglia colpendo il cofano. Il sasso rimbalza e finisce sul lato della strada. Era la prima volta che vedevo mia cugina incazzata in quel modo. Devo ammettere di essermi impressionato moltissimo.

Sara, alcuni minuti dopo, raggiunge il solaio. Il suo viso è ancora cupo e non mi degna d’alcun sguardo, mi passa sui piedi e si butta sul divano con la faccia in giu.

Il volto era completamente immerso nelle braccia incrociate. In quel momento non sapevo cosa fare, anzi ero molto intimorito, quasi spaventato.

Ad un tratto provai compassione per lei. La sentivo singhiozzare. Così, facendomi forza, decisi di avvicinarmi a lei. M’inginocchiai al lato del divano e, accarezzandole il capo, le sussurrai parole dolci, con voce commossa dall'emozione.

In quegli istanti drammatici non potei fare a meno di osservarla attentamente, e notai che il suo sedere rotondo, in tutta la sua superba sensualità, si svelava sotto i miei occhi. Un forte scossone mi percosse la schiena.

Davanti a quella visione, come prima reazione, ebbi una poderosa erezione del cazzo che oscenamente aveva  ingrossato l’inguine.

In quegli istanti, il tepore del suo corpo di donna adulta mi turbava fortemente, facendomi tremare come una foglia. Era la prima volta che mi accostavo ad una donna con tanto desiderio in corpo. Ero un adolescente e non riuscivo a controllare la reazione del mio corpo. Le emozioni che stavo provando erano inaudite, ma straordinariamente piacevoli.

Sara si volse verso me, aveva gli occhi ancora bagnati dalle lacrime; mi guardò per un attimo, poi mi attiro a se, stringendomi in un forte abbraccio.

Improvvisamente mi trovai con il viso immerso nei suoi capelli e le labbra a contatto con il suo collo.

Rimasi stordito dal profumo e folgorato dalla fragranza femminile di quel corpo rotondo e sinuoso.

Iniziai a stringere forte e ad accarezzare la schiena. Ad un tratto, inconsapevolmente, mi trovai con una mano che vagava all’interno del suo scoscio.

Immediatamente percepì il calore della pelle ed il tepore che emanava la figa, attraverso la sottile stoffa delle mutandine.

Dio mio, ero dannatamente eccitato, e non mi rendevo conto di quello che stavo facendo.

Continuai ad accarezzarla senza aspettare il suo consenso, con il palmo della mano iniziai a sfiorare la protuberanza delle labbra vaginali, che si percepiva da sotto la lieve stoffa delle mutandine, avvertendo sensazioni inaudite. Mi sembrava di toccare il cielo.

D’istinto, cominciai a baciarle il collo. Lei non disse ancora nulla, lasciandomi fare tutto quello che la mente suggeriva.

“Mario… fermati.. mi stai soffocando!

Quelle parole mi ghiacciarono il sangue ed il respiro si fermo alla gola. Poi ripresi a respirare regolarmente quando mi disse, con voce rotta dal desiderio

“Aspetta! Non si fa così, mi sembri un lupo famelico!

In effetti, mi ero buttato sopra di lei come un leone, e le mani sembravano quelle di un belva affamata che si accaniva sulla preda senza lasciarle scampo.

Sorridente aggiunse:

“Ei cuginetto! sei terribile, hai fatto venire voglia anche me! Siediti sul divano!

Mi sedetti al suo posto. Lei si inginocchiò al mio cospetto, mi accarezzò le gambe e prese a sbottonarmi i pantaloni. Dopo averli sfilati, cominciò a palparmi le mutande, in corrispondenza del cazzo.

“Caspita! Sei così giovane ma dotato! Fai vedere cosa c’è qui sotto?

Così dicendo, mi abbassò le mutande fino a metà coscia.

I suoi occhi sgranati osservano curiosi. Il silenzio venne rotto dalla sue parole:

“Azz… E’ proprio quello che ci vuole per rendere la pariglia a quello stronzo!

Mi fissò il cazzo mordendosi le labbra. Anche lei era eccitata come me. Però lei, diversamente da me, aveva già avuto esperienze con il suo ragazzo. Ci sapeva fare. Così, con mani delicate, cominciò a muoverle con dolcezza, senza stringere forte, per tutta la lunghezza del nerbo.

Poi, afferrandolo saldamente, fece scivolare veloce la pelle sulla massa dura, iniziando una lenta e sublime sega.

Quel contatto diretto mi diede un forte brivido alla schiena. Quel nuovo modi di provare piacere era incontenibile, ed il corpo, non ancora abituato a quelle forti sensazioni, tremava come un fuscello.

“Mario! Tremi tutto! E’ la prima volta?

“Si!

Quel “si” sembrò scatenare la sua libidine. Il suo sguardo rifletteva una morbosità incredibile. Era dannatamente eccitata dall’idea di iniziarmi ai piaceri della carne.

Vidi la sua bocca carnosa aprirsi e posarsi lentamente sulla cappelle rossa e lucida come una biglia di vetro, accogliendola interamente dentro di se; poi continuò ad ingoiare fino a farmi toccare il fondo della gola.

La sua lingua ogni tanto, seguendo il profilo delle nervatura scivolava delicatamente lungo l’asta fino a lambre i coglioni.

Dio mio, mi sembrava di svenire. Il caldo avvolgente della sua bocca sembrava un vortice ardente.

Stavo per abbandonarmi al piacere suscitato da quel sublime pompino, quando avverto il freddo dell’aria, aveva interrotto bruscamente il contatto con la sua bocca.

Sara, conscio della mia inesperienza, forse, aveva colto i primi segni di godimento suscitato dal pompino che, se fosse proseguito, sarebbe sfociato inesorabilmente  in una precoce sborrata.

Non capivo cosa avesse in mente fino a quando, in piedi davanti ai miei occhi, iniziò a spogliarsi, muovendosi sinuosamente come se stesse seguendo un motivo musicale che solo lei poteva sentiva.

La camicetta, sbottonata lentamente, cadeva ai suoi piedi. La gonna, aperta su un fianco, costretto dalla forza di gravità, scivolò lungo le gambe, sino alle sottili caviglie.

Stessa sorte toccò al reggiseno, che svelò un seno superbo, seguì poi l’indumento che rivelò, per la prima volta ai miei occhi, il santuario che da quel giorno divenne la fisima dei miei pensieri.

La figa, coperta da un folto pelo nero e riccio, si materializzò come d’incanto davanti al mio naso.

Sara si allontanò da me ed andò a sedersi sulla poltrona di fronte; aprendo le gambe mi fece segno di avvicinarmi a lei. Dio quanto era bella.

Io, con tutta la titubanza di un adolescente, mi avvicinai a lei, come si fa a scuola davanti ad un insegnante, imbarazzato, col cazzo che oscenamente sporgeva dal grembo, duro come l’acciaio.

“Vieni! Inginocchiati davanti a me!

Da buono scolaretto eseguì alla lettera il suo comando.

“Guarda! Ti piace?

“Si!

Mi trovai a stretto contatto con la passera di Sara. Potei vedere finalmente com’era fatta. Scoprì con sorpresa che non era come l’avevo solo immaginata, visto che ai miei tempi era assai difficile procurarsi una rivista porno.

Un botticino sulla sommità, due labbra frastagliate sporgevano fra due spesse prominenze coperte di peli, al centro si scorgeva la carne viva, color rosa, che luccicava come se fosse stata unta da una sostanza oleosa.

“Dai! leccala!”

Quell’invito sembrava assurdo invece, tutto sommato, percepivo dentro di me un forte istinto naturale a baciarla e non mi dispiaceva affatto. Così appoggiai le labbra al centro di quella nicchia di piacere.

Fui subito investito da una forte fragranza che non era cattivo, anzi scombussolava i sensi stimolando ulteriormente il desiderio.

Stordito da quel contatto, mi ritrovai con la bocca immersa in quella morbida peluria, completamente unta dagli umori vaginali inebrianti.

Ansante e con i brividi lungo tutta la schiena, attingevo a quella fonte di delizie come un drogato, senza pormi alcun limite.

Sara rispondeva a quello sprono di sensi, e dimostrando di gradire quel tocco con la lingua, si dimenava con i fianchi in modo serpentino.

Ad un tratto, stringe le cosce, mi afferra il viso, costringendomi a fissarla negli occhi. Il suo sguardo, lucido, lasciava trasparire quelle che provava in quel momento, una bramosia incontenibile.

Con voce rotta dal godimento:

“Vieni! Avvicinati con il cazzo!

Era giunto il momento del battesimo del fuoco. Tremavo all’idea di varcare quella soglia di piacere. Fu lei a guidarmi.

Prese il cazzo con una mano, puntò la cappella contro l’ingresso della figa e, lentamente, avvicinando il bacino, lo fece entrare interamente dentro di se.

Avvertii subito una sensazione di caldo.

Ebbi l’impressione di aver immerso il cazzo in una stretta morsa infuocata. Era dannatamente piacevole.

“Dai” adesso muoviti dentro di me e fottimi forte!

Non me lo feci ripetere una seconda volta.

Dando sfogo alla mia passione, l’afferrai dalle natiche e, puntando le ginocchia sul bordo della poltrona, iniziai a pompare dentro quel tabernacolo di piacere.

Ad un tratto le labbra della sua bocca si avvicinano alle mie, si fondono e avverto la sua lingua che cerca il contatto con la mia. Avevo sentito alcuni amici parlare dei baci e delle sensazioni che davano; ma quello mi sembrava qualcosa di indescrivibile. Le bocche si cercavano con frenesia, ci misi pochi istanti a capire che dovevo essere io a condurre la danza delle lingue.

Mi sembrava di sognare, stavo realizzando un desiderio che fino a pochi istanti primi sembrava una vera utopia: scoparmi Sara.

Eppure avvertivo il suo corpo fremente, che si agitava sotto di me, vedevo il mio cazzo fagocitato dalla sua fica, che pulsava come un stretta di una mano. Temevo di svegliarmi, come sempre, nel mio letto, con le mutande sporche di sperma.

Le unghia della sue mani mi riportarono alla realtà. Non c’era alcun dubbio. Io ero la, nel salaio e stavo scopando con Sara. Consapevole che era tutto vero, preso dalla frenesia del piacere che provavo e stavo dando, strinsi i fianchi di Sara ed accelerai il ritmo degli affondi fino a raggiungere una perfetta sintonia con  i suoi movimenti. Fu in quel momento che mi resi conto che Sara stava cantando di piacere, singulti di gioia che emetteva come una cantilena cacofonica, che aleggiava nel solaio, simile all’eco di una sirena.

Le sue gambe erano aperte e si innalzavano spalancate verso l’alto, come due torri, permettendomi di insinuarmi ancora di più dentro il suo corpo, stretto tra le sue cosce.

La titubanza adolescenziale sparì quasi subito. Dopo alcuni colpi assestati con un ritmo crescendo e senza interruzione, divenni più spavaldo.

Mi resi conto che Sara era completamente in mio potere. Ero io che le stavo dando il piacere e no quello stronzo del suo ragazzo.

L’amore che sentivo per lei, si era trasformato in una furia della natura ed avvertivo i fremiti di quel corpo sotto di me, ed io, parimenti, fremevo all’unisono con  lei.

Il cazzo, proiezione della mia mente, spariva nel velluto riccio della peluria vaginale ad una velocità incredibile, desiderando di penetrare interamente dentro di lei; volevo che una parte di me si fondesse con lei.

“Cazzo! Esci subito!

Dopo quella frase seguì una poderosa sborrata che si sparse sul suo ventre.

Lei, presa dalla frenesia dei sensi, con il palmo della mano si cosparse il seno con il liquido seminale e, con ingordigia, si leccò avida le dita.

“Ei! Cuginetto! Sei stato straordinario!

Fu la mia prima volta, di quell’estate indimenticabile.
postato da: PaoloIlCaldo alle ore 01:36 | Permalink | commenti (3)
categoria:la cugina
sabato, 08 dicembre 2007

In ufficio, verso le ore 10:00, mentre ero impegnato nella stesura di una bozza inerente un caso di divorzio, il telefono squilla.

“Pronto.

“Ciao Mario, sono Isabel, ti disturbo!

Isabel! Accidente, era la moglie di un mio carissimo amico. Non la sentivo da almeno un paio di settimane.

Alberto mi disse che era andata a Milano, per risolvere alcune questioni di famiglia.

Adesso compare come un fulmine a cielo sereno. La cosa non era affatto sgradevole. Anzi, provavo sempre  piacere a contattarla. Ho sempre nutrito un debole per lei,  ed ammirazione particolare per sua la femminilità e la sua bellezza matura. Una donna che aveva stile, e sapeva valorizzare il proprio aspetto piacevole.

“Ciao Isabel, come và, sei in città ?

“Si, Sono appena giunta! Però ti chiamo da un motel qui vicino.

“Un motel? E che ci fai? E Alberto?

“Sono molto scossa! è successo una cosa sgradevole, non posso spiegartelo per telefono, se hai qualche minuto da dedicarmi, ti spiego di cosa si tratta.

Dal tono della voce sembrava veramente sconvolta. Mi domandai? cosa potesse averla scossa in quel modo.

“Certamente, dammi l’indirizzo del motel?. Bene! Tra venti minuti esatti sarò lì. Mi raccomando, stai tranquilla!

Che strano, voleva incontrarmi in un motel! Isabel è sempre stata una donna attenta ad evitare situazioni apparentemente equivoche, per non farsi coinvolgere in scandali fastidiosi.

Apparteneva alla buona borghesia locale, una famiglia importante, che si teneva lontana dai riflettori del snobismo. Quando uno di loro sceglieva qualcuno, lo faceva per mantenere il potere e preservarlo con ogni mezzo.

Lei, invece, era diversa, ed aveva sposato Alberto per amore. Sfidando la forte lobby familiare. Frequentando la sua famiglia ebbi qualche perplessità, com’era possibile che una donna bella, intelligente e dotata di una delicata sensibilità, potesse sopportare di vivere a fianco ad un uomo come Alberto. Infatti, Lui era un puttaniere incallito, che correva dietro ad ogni zoccola che gli capitava nel raggio di azione. Non è che io fossi molto diverso da lui. Perlomeno per preservarmi tale libertà di scelta, ho sempre evitato di accasarmi, soprattutto con donne come Isabel.

Ed adesso, stavo, probabilmente, conoscere le conseguenze di un rapporto che si reggeva sulla falsità.

Non ho mai immaginato che un giorno avrei potuto incontrare, da soli, Isabel in un motel. Ero sorpreso, e stentavo a realizzare che tra pochi istanti mi sarei trovato con lei in  situazione apparentemente equivoca!

Forse avrei fatto bene ad evitare quell’incontro. Ma, il ricordo della sua personalità ed il fascino conturbante che la caratterizzava, mi avevano stordito. Per cui non ero affatto infastidito di quell’improvvisa circostanza, anzi, la curiosità e il desiderio di incontrarla alla fine prevalsero sulla ragione.

Quei pensieri mi accompagnarono fino al motel, dove trovai Isabel ad attendermi, con ansia, vicino alla Reception. Appena mi vide mi afferrò dalle mani e, tenendole strette, si lasciò andare in uno sfogo di pianto.

Isabel: “Mario, scusami, ma sono ancora sconvolta.

La sua calda mano cingeva la mia, invitandomi a seguirla, lasciai che mi trascinasse fino alla camera che aveva affittato.

Devo dire che in quella situazione, andarle dietro in una anonima camera d’albergo, mi dava una sensazione strana, quasi provavo imbarazzo per lei.

Lei era una donna affascinante, ed io non ero affatto indifferente a quella fonte di sensualità.

Si presentò vestita con un semplice completo bianco, molto attillato, che esaltava con gusto le forme dei fianchi ed il seno.

Intanto, prendevo posto su una comoda poltrona, di fronte a lei che, sedendo accavallava le gambe. Accipicchia, che visione. Non le ricordavo così lisce, e così lunghe, ancora in forma.

Isabel era una magnifica donna di quaranta anni, molto attraente. Inoltre, il suo seno, abbondante, era appena celato sotto una camicetta trasparente, di raso nera, che esaltava le magnifiche fattezze. Un panorama che suggeriva strane idee, come quella di sperimenta il brivido piacevole di ficcarci il cazzo in mezzo.

Continuando a singhiozzare non riusciva a parlare.

Isabel: “Scusami ma non riesco a trovare le parole. Dopo anni di sacrifici scopro di non conoscere affatto l’uomo che ho sposato.

Bella scoperta pensai. La sua ingenuità era disarmante. Ero sicuro che non avesse ancora percepito il riflesso del desiderio che rifletteva dal mio sguardo. Eppure in passato tante volte ho cercato di attirare la sua attenzione con una corte discreta.

Quindi Alberto era la causa principale di quella situazione angosciante. Non mi sorpresi affatto.

Isabel: “Non è facile per me spiegarti il problema, forse, sarebbe più semplice mostrandoti qualcosa!

Così dicendo si alza e si avvia verso la cassettiera. Mentre si allontana le osservo il fondo schiena. Cribbio, che culo superbo! Lo fissai intensamente, mentre lei, sinuosamente, lo faceva oscillare con il movimento dei fianchi.

Quell’incontro clandestino, con lei, in quella camera d’albergo, stava stimolando fortemente la mia fantasia, ed il cazzo, puntualmente, reagì a quel clima ambiguo, con una poderosa erezione.

I pensieri cominciarono a turbinare come un vortice, coinvolgendo tutti i sensi.

Facevo una gran fatica a controllare il comportamento, e, ad ostentare un contegno professionale.

Dopo qualche istante, ritornava tenendo un oggetto nero nella mano. Era una cassetta video.

Isabel: “Qui dentro ci sono le prove del tradimento di Alberto! Vorrei che guardassi le scene registrate prima di chiederti un consiglio!

“Quindi, mi hai chiamato semplicemente in veste di giureconsulto, e no come amico?

Rimase in silenzio a fissarmi con i suoi occhioni azzurri. Dopo alcuni istanti, si riprese.

Isabel:        “Mario, scusami, ho pensato a te come un amico, credimi! Ero angosciata per quello che avevo scoperto qualche giorno fa, e solo adesso mi sono decisa a fare qualcosa. Tu sei l’unica persona più vicina, e ritengo la più adatta ad aiutarmi!

“Stai tranquilla, ora fammi vedere cosa c’è in quella cassetta!

Il televisore si trovava dietro la mia schiena. Quindi, mi spostai verso il divano, sedendomi al suo fianco.

Lei, intanto, si era avvicinata al televisore, si era piegata in avanti, mentre armeggiava con il riproduttore video. In quel frangente si esibiva in una posizione stupefacente.

Quei pochi movimenti la costrinsero a spostare sinuosamente il culo. La scena mi provocò un’ulteriore ed impressionante erezione.

Il mio animo era completamente scosso, e l’eccitazione mi aveva lasciato con un cazzo turgido, che premeva sofferente negli slip e contro i pantaloni.

Il sudore iniziava a colarmi abbondante sulla fronte e sul collo, ed a fatica stentavo a tenere un atteggiamento normale.

Alcuni secondi dopo, Isabel, si sedette al mio fianco, attendendo che il televisore emettesse le prime immagini. Ad un tratto mi grida

Isabel:        “Guarda cosa ho scoperto! Come ha potuto quel porco di Alberto, è una animale ! Pensa che sull’etichetta c’era scritto “la prima comunione con Ilaria”. Il titolo mi sembrava strano. Così, incuriosita, ho deciso di visionarla. Come potrai costatare, quello che c’e registrato è certamente di altra natura.

Quel titolo, strano, stimolava anche la mia curiosità, e non mi aspettavo, comunque, nulla di sacro, conoscendo quel mattacchione di Alberto, e la sua nota perversione.

“Chi è Ilaria?

Isabel:        “Ora la vedrai! E’ una giovane studentessa che abbiamo ospitato in casa nostra, come ragazza alla pari, alcuni mesi fa. Dio mio, ancora stento a credere!

Sul televisore apparvero le prime immagini, ed una voce fuoricampo mi face capire che era Ilaria a registrare. Le prime riprese riguardavano la sua camera da letto. La telecamera fu collocata su qualcosa, e, poco dopo, apparve lei, completamente nuda. Cribbio che pezzo di gnocca. In quella mise cominciò a saltare come una ballerina, assumendo posizioni che avrebbe fatto perdere la ragione persino ad un santo.

Mostrava il culo, poi si piegava esibendo le natiche verso l’obiettivo della telecamere. Le mani  separavano le labbra della figa e le dita sprofondavano dentro, quindi le leccava tutte.

Quella ragazza era una vera sorpresa. Dimostrava una carica sensuale ed una fantasia erotica inaudita. Bella, sensuale e perversa. Quelle sequenze mi diedero un forte scossone all’inguine. Stavo sudando freddo. I miei sensi erano sottoposti ad un vero terremoto di adrenalina.

Inconsapevolmente iniziai a strofinare i pantaloni, in corrispondenza del cazzo. Ogni tanto mi giravo ad osservare il volto di Isabel, mentre lei aveva gli occhi incollati al televisore e non sembrava affatto indifferente. Anzi mi sembrava che ricambiava l’occhiata, e reagendo a quelle scene si mordeva il labbro inferiore.

Ad un certo punto le immagini della telecamera cominciano a muoversi nuovamente. Ilaria uscì dalla camera, e dopo aver percorso un lungo corridoio ed il salotto, aprì la porta di una camera da letto, mi pare quella di Alberto.

In quel momento l’obiettivo inquadra il letto e sopra, disteso supino, c’era Alberto, immobile, sicuramente stava dormendo. Una voce fuori campo annunciava:

“Questo è il mio orsacchiotto, ed in questo momento dorme sodo.

Mentre Ilaria girava notavo una mano che afferrava un angolo della coperta e, tirandola via, scopriva il corpo di Alberto.

Accidente, era completamente nudo e con un’erezione in atto. Probabilmente stava sognando qualcosa di piacevole.

All’improvviso la telecamera si muoveva frenetica e, come dei gemiti fuori campo, aleggiavano su quelle scena in movimento. L’obiettivo si abbassò improvvisamente inquadrando una mano di Ilaria, completamente immersa tra le sue cosce.

Quel filmato mi diede un’altra forte scossa al cazzo, che lo trasformò in una erezione, possente, che ormai non riuscivo più a contenere.

Stavo soffrendo le pene dell’inferno. A sua volta Isabel, visibilmente turbata, spesso si voltava nervosamente a guardarmi e, leccandosi le labbra, si soffermava a fissarmi negli occhi.

Intanto la telecamera puntava sul corpo di Alberto, e, dopo alcuni movimenti veloci, veniva fissata definitivamente.

Nel campo di ripresa comparve Ilaria che, camminando carponi verso il letto, si avvicinava lentamente ad Alberto, scivolandogli al fianco, come una gatta in calore,.

Il corpo della ragazza era superbo. In quelle immagini si poteva apprezzare chiaramente la sua bellezza.

Intanto Ilaria aveva allungato le mani sul torace e, facendole scivolare sul ventre, si soffermarono con delicatezza sul cazzo di Alberto. All’unisono iniziarono a stimolarlo con una sublime sega.

Quelle immagini erano una minaccia mortale per qualsiasi persona malato di coronarie.

Fortemente turbato da quella scena conturbante, i pensieri si infuocarono in un morboso desiderio per Isabel, che stentavo a controllare.

Così, d’istinto, allungai una mano tra le sue deliziose cosce.

Lei sobbalzò a qual contatto, guardandomi apparentemente senza alcuna reazione.

Poi, senza dire una parola, riprese a fissare lo schermo, come se non fosse accaduto nulla.

Credevo di aver fatto una cazzata.

Però, mi resi subito conto, con sollievo, che la mancanza di una reazione dimostrava invece un atteggiamento accondiscendente. Quindi, chi tace acconsente, perciò mi sentii autorizzato ad inoltrare ulteriormente la mano in quella nicchia di delizia.

Questa volta, però, reagì all’azione, dimostrando di gradire il contatto. Così, stringendomi la mano tra le cosce cominciò ad oscillare il bacino, era chiaramente eccitata.

Probabilmente, il filmato aveva stimolato anche la sua fantasia e scatenato una morbosità simile a quella che io stesso stavo provando per lei.

Intanto il filmato continuava, e si vedeva Ilaria che avvicinava la bocca al cazzo di Alberto, leccando con perizia la cappella e l’asta in tutta la sua lunghezza.

Subito inizia a succhiare avida, gonfiandosi le gote in un modo osceno.

Era troppo, mi sbottonai i pantaloni liberando il cazzo dalla tortura dello spazio angusto in cui era stato costretto.

Fissai gli occhi di Isabel, facendole capire quello che desideravo in quell’istante.

Lei, annuì, e lentamente comincia a menarmi il cazzo con mano delicata. Fu un attimo di sublime piacere che mi fece provare un brivido lungo tutto la spina dorsale.

Intanto, si era sbottonata la camicia, e, come avevo immaginato, ostentava due seni stupendi.

Le grosse tette, candide, si manifestarono miracolosamente davanti al mio sguardo assatanato.

La televisione, nel frattempo, continuava a trasmettere immagini di una Ilaria stellare, complice perfetta in quel clima arroventato, che si accaniva voracemente sul cazzo di Alberto.

Eccitato afferrai una tetta di Isabel, impastandola come se fosse farina. Lei approvò il mio gesto e, d’istinto s’incollò alla mia bocca, baciandomi quasi fino a togliermi il respiro.

Isabel, era preda ormai di un irresistibile impulso sessuale, e, così, d’istinto, impugna il cazzo come un’elsa e comincia a menarlo su e giù, leccandosi le labbra.

Poi, per soddisfare la sua sfrenata bramosia, si piega sul mio grembo, aprendo la sua bocca a quella massa di piacere, che impaziente anelava quel momento magico.

Il dolce tepore della sua bocca mi diede un forte scossone alla schiena. Ero in fibrillazione. Un sogno si stava concretizzando sotto il mio sguardo allupato. Quella stupenda donna, che da tanto tempo avevo desiderato più ogni altra cosa al mondo, si stava accanendo come una furia sul mio cazzo, dandomi un piacere infinto.

Mi è bastato afferrarla dai capelli e spingerla con forza verso il basso per fargli ingoiare il cazzo, fin dentro la gola, e sentire il tocco delle sue morbide labbra fino alla base dei coglioni.

Il calore della sua bocca era avvolgente. I movimenti si accordavano perfettamente con le scene che si susseguivano incessanti sul televisore.

Isabel si inginocchiò al mio cospetto, realizzando infine anche la fantasia che aveva avuto all’inizio. Ora il cazzo era strattonato in modo sublime dalle sue candide tette, in un piacevole su e giu.

Intanto il televisore trasmetteva le immagini di Ilaria che stava cavalcando Alberto, come una amazzone, tenendo il cazzo completamente immerso nella calda figa. Dio che spettacolo !

Tolsi la gonna e le mutandine e spinsi Isabel sul divano con le gambe aperte. Subito mi apparve la sua magnifica figa. Era carnosa e, soprattutto, molto pelosa, come piace a me.

La folta peluria, nero corvino, era abbondantemente cosparsa sul monte di venere, e sulle labbra esterna, formando un cespuglio morbido e piacevole al tatto. La vulva, rossa scarlatta, si apriva ai miei desideri ed anelava il contatto della mia lingua.

Non indugiai oltre, mi tuffai come un ingordo su quella fonte di piacere. Mi cimentai con entusiasmo a raspare con la lingua tra i solchi delle labbra interne, scure e crestate, come una conchiglia. Gli aromi secreti dalla vagina inebriavano la mente, eccitandomi le membra, che stordite da quell’aroma afrodisiaco, esplosero come un vulcano in eruzione.

Il cazzo era super duro, e desiderava ardentemente varcare quella soglia di delizie.

Così appoggiai la rossa e lucida cappella sul clitoride, strofinandola tra le labbra crestate. Quel movimento suscitò conati di piaceri in Isabel, che con voce rotta dal godimento, mi invitava a fotterla immediatamente.

Mai fare attendere una donna incazzata.

M’inoltrai con grande piacere e lentamente dentro di lei, scivolando in quelle calde pareti vaginali. Il cazzo fu avvolto da un calore incredibile. Ebbi subito la piacevole impressione di aver infornato il pane in una fucina infuocata.

La penetrai con foga e profondamente.

Il mio impeto urtava contro il suo corpo, che si contorceva serpentino al ritmo incessante dei colpi, assestati con ritmo crescendo e senza interruzioni.

Durante la sgroppata le sue grosse tette si agitavano come onde al vento, in modo spettacolare, avanti ed indietro.

Intanto il televisore trasmetteva le immagini di Ilaria a pecorina, che si faceva scopare nel culo da Alberto.

Le urla di piacere provenienti dal televisore si confondevano con quelle di Isabel.

Isabel partecipava al coito, con grande slancio e godimento, ed i frequenti spasmi vaginali testimoniavano, chiaramente, il suo coinvolgimento in quella maratona di piacere.

Ad un certo punto la scena cambia, Alberto cambia canale e comincia ad incularsi Ilaria con grande impeto. Porca puttana, sembrava un satanasso, il suo cazzo stava letteralmente sconquassando l’ano di quella povera ragazza.

In quel momento Isabel capì con una sola occhiata quello che frullava nella mia mente perversa.

Cosicchè, dopo averle frizionato il buco del culo, iniziai a penetrarla.

L’orifizio cedette senza tanti problemi. però mi accorsi, con sorpresa, che era piacevolmente stretto. Mi confessò che non era sua abitudine prenderlo nel culo, fino ad allora non aveva mai apprezzato la sodomia.

Comunque, furono sufficienti pochi colpi, per dare a quel tabernacolo la giusta misura. Trovato il giusto assetto iniziai a pompare degnamente in quel superbo tergo.

Al culmine del piacere, le annunciai che stavo per esplodere in una poderosa sborrata.

Detto fatto, l’afferrai dai fianchi, e intensificando i colpi, con un cazzo che era diventato duro come l’acciaio, iniziai a penetrarla profondamente con una grandiosa chiavata nel culo.

Le sue urla mi incitavano come una tifoseria della curva nord, della squadra del cuore.

Alla fine, mi lasciai andare completamente dentro di lei con fiotti si sperma che fuoriuscivano dai lati dell’ano come sostanza beige, intensa e schiumosa.

Spossati ci abbandoniamo sul pavimento della stanza.

Mentre guardavo il soffitto:

“Hai idea di come posso aiutarti?

Lei scoppiò in una grassa risata.

“Ben venuta nel mondo dei vivi! Sei pronta per il secondo tempo?

 

 

 

postato da: PaoloIlCaldo alle ore 02:02 | Permalink | commenti
categoria:isabel
sabato, 15 settembre 2007

E’ Domenica, il giorno consacrato all’assoluto riposo, per mia fortuna, perché, l’ardore della bella e perversa vedova De Grammatis mi aveva ridotto come uno straccio. Sentivo ancora l’eccesso del sabato sera, puro divertimento, nel mio stile di vita. Una cena romantica, in un ristorantino fuori porta,  e sesso sfrenato ad libidum.

Ero abbracciato al cuscino, immerso nei ricordi della sera precedente, quando il citofono della porta rompeva il silenzio come un urlo stonato e, certamente, fuori luogo.

“Cristo chi è che rompe i coglioni a questa ora del mattino!

Indossai velocemente l’accappatoio, per coprire la nudità, e con passo ancora indeciso mi avviai verso la cornetta del citofono.

“Si !

“Ciao sono Lorella ! Per caso stavi dormendo?

“Secondo te che cazzo fa la gente normale la domenica mattina? Piuttosto tu alle 10.00 di domenica mattina, davanti a casa mia, che cazzo di fai?

“Perdonami tesoro! ti chiedo un favore!

“Al punto in cui mi trovo! di cosa si tratta?

Era Lorella, anche lei lavorava allo studio come segretaria.

Lorella è una bellezza selvaggia, la sintesi perfetta dell’incrocio tra il padre italiano e la madre del Mali.

Una superba mulatta dalla pelle color dell’ebano, con i tratti somatici confusi tra l’europeo e l’africano. Una ragazza dalla mente aperta. Libertina è soprattutto una gran troia. La sua specialità: bravissima a masturbare il cazzo con le tette.

“sai che ieri abbiamo assunto in prova i nuovi avvocati?

“Si !

“Tra questi, c’è una giovane ragazza, si chiama Cristina!

“Va bene! taglia corto ! mi da fastidio parlare attraverso il citofono, adesso ti apro il cancello ! Sali su ! OK !

“Ok, salgo!

Dopo alcuni secondi apparve sulla porta. Era vestita con una tuta leggera di jogging, granata, scarpette da ginnastica bianche, ed una fascia le teneva i lunghi capelli ricci. Era completamente sudata. La T-shirt era inzuppata fradicia e le grosse tette si erano appiccicate mostrandosi in tutta la loro grandezza. Era veramente eccitante.

“Da quando sei una patita dello jogging ?

“Da stamattina! Prima non mi passava neanche  per l’anticamera della testa di mettermi a correre per il parco, come una pazza! Preferisco la tranquillità di una palestra e la guida sicura di un trainer, magari figo!

“E allora che ci fai qui?

“E’ proprio questo il problema ! e si chiama Cristina!

“ Non capisco!

“Dopo che ti avrò raccontato tutto, capirai! Allora come ti dicevo uno dei nuovi avvocati assunti,  è una ragazza, una Milanese!

La cosa cominciava ad incuriosirmi.

“Parlami di questa ragazza?

“Il Dottor Aldo, dopo il colloquio, mi disse che la ragazza era stata presa in prova e che le serviva un aiuto per trovare una sistemazione in città. Mi sono detto, perché non approfittarne! Pago un affitto esoso per una persona sola, inoltre la casa è abbastanza grande da accogliere senza problemi anche un’altra persona! Così gli ho offerto la mia ospitalità! Lei ha accettato subito e con grande entusiasmo!

         “In questo modo hai rinunciato alla tua privacy!

“Hai ragione ! Comunque, su questo potrò sempre accordarmi !

“E poi?

“Di prima acchito mi è sembrata una ragazza tranquilla, una professionista attenta all’etichetta ed allo stile deontologico dell’avvocato! Invece mi sbagliavo,  si è rivelata una ragazza spigliata, esuberante, piena di vitalità, moderna! Ieri sera siamo andati in giro e ci siamo divertiti come pazze! Addirittura abbiamo anche rimorchiato! Altro che ragazza limitata dall’etica professionale, invece mi fatto ricredere subito! Ha dimostrato una tendenza ludica notevole, una facilità incredibile di comunicare con gli uomini, anche  in modo sfacciato! Cribbio ci sapeva fare alla grande! quei cretini cascavano ai suoi piedi come mosche!

“Avete rimorchiato!

“ Si!

Cristo mi aveva stuzzicato la curiosità. Volevo capire che tipo di ragazza aveva assunto Aldo.

“Ma… avete rimorchiato in tutti i sensi!

“Mario, mi sembri un po’ scemo! Guarda che non ti sto raccontando la fiaba di cappuccetto rosso !  cristo! Quando rimorchi che cazzo ci fai tu con le donne!

Avevo fatto la figura dell’ingenuo. Mi sentivo  in imbarazzo.

Cristina m’incuriosiva. Lorella stava disegnando una personalità affascinante. Già la vedevo come una Carmen, sensuale e piena di passione; Mi dissi: la compagna ideale per un uomo votato al piacere puro, proprio come me.

“Insomma dopo una serata di bagordi pensavo di potermi riposare fino a tarda mattinata. Invece no! non è stato possibile! A Cristina, la domenica mattina, piace fare jogging! Così mi butta giù dal letto e mi convince a fare chilometri di corsa nel parco!

“Adesso dove è?

“Non lo so? Non riuscivo a tenere il ritmo della sua corsa! Così gli ho urlato, con il poco fiato che mi restava in corpo, corri pure io cammino! poi ci incontriamo davanti alla villa rosa! In fondo al viale! Mi auguro che abbia sentito!

Osservai attentamente Lorella, dai piedi alla testa,  non passava inosservata, era una donna nel pieno del vigore fisico.

Una perla nera, affascinante ed attraente. La tuta ben modellata sul corpo, esaltava le superbe forme, quelle di una ma maggiorata, dai seni enormi e  fianchi sinuosi.

Mi ero eccitato.

“Lo sai che ti trovo in forma! La tuta ti dona moltissimo! Esalta la bellezza fisica!

“Lo dici  così per dire? O fai l’adulatore, come al solito, per un secondo fine!

“No! Non sto scherzando! Così conciata rischi anche che qualche maniaco ti salti addosso!

“Non è che, per caso, il maniaco potresti essere tu? Ti piacerebbe saltarmi addosso, vero? Come ai vecchi tempi!

Era dannatamente eccitante ed, in quella mise, era molto attraente.

I sensi cominciarono a reagire stimolandomi la fantasia. Così, mi accostai a lei, ed afferrandola dalle spalle, la tirai verso di me, e, come primo effetto, sentì il suo grosso seno comprimersi contro il mio petto.

“Perché no! come ai vecchi tempi!

Cominciai a baciarla, accarezzandogli il culo e le tette. Lei, per nulla sorpreso dalla mia audacia, ricambiava le effusioni.

Ad un tratto, Senza che gli chiedessi nulla, se era inginocchiata, aprì l’accappatoio e le mani afferrarono il cazzo già in erezione.

“Cribbio che nerchia! Non ti smentisci mai!!

“Quando il dovere chiama, lui risponde presente! Sempre!

“Lo vedo!

Senza esitare comincia a menarlo con delicatezza fino a quando, appoggiando le labbra carnose attorno alla cappella sanguigna, lo avvolge con la bocca, giocherellando con la lingua.

Dopo un lavoretto intenso di gola e lingua, tra cappella e coglioni, si solleva la T-shirt mettendo in mostra i suoi gioielli, due enormi tette nere come la pece.

Conosceva benissimo i miei gusti e quale era il giochetto che preferivo da lei.

Così ficcò il cazzo tra le tette e, strizzandoli l’una contro l’altra, iniziò a masturbarmi velocemente. Il tocco morbido di quelle due perle nere, mi fece venire i brividi alla schiena ed alla base dei coglioni.

Il suo petto era completamente aderente al mio grembo ed io in pratica scopavo nelle sue tette.

Era sublime sentire il calore del suo fiato spargersi sulla cappella, ed ogni qualvolta che faceva capolino dai i seni, lei l’afferrava con la bocca. Maneggiava le tette in un modo magistrale.

“Non ti tiri mai indietro! Sei straordinaria! Proprio come ai vecchi tempi!

“Senti, da quando hai assunto quella smorfiosa di Denise, non ci sono più stati occasioni! Quella è una grandissima stronza! Si comporta proprio come una moglie! è gelosissima, usa qualsiasi mezzo per impedire a chiunque di avvicinarsi al tuo ufficio! Adesso se permetti mi prendo una rivincita!

Si lanciò sul cazzo succhiandolo in modo eccelso. La sua lingua spazzolava magistralmente tra i coglioni e la cappella. Nell’occasione la guardavo con ammirazione, godendomi quel momento di sublime piacere.

 

All’improvviso il suono del cellulare di Lorella ruppe il silenzio, e ci costrinse ad una tregua.

“Cazzo è Cristina! Si ! Dove sei? No! Sono ancora nel parco! Precisamente nella villa Rosa, la casa del nostro Capo! Senza problemi… ! Mi sono presentata con la bandiera bianca ed ho chiesto asilo politico! Non dire stronzate! Non è come pensi tu! Senti perché non vieni sù! Così lo conosci!

Lorella aveva esagerato. Mi stava mettendo in una situazione sicuramente imbarazzante.

“Ma sei impazzita, cosa ti è saltato in mente! L’avrei conosciuta domani in ufficio!

“Non te ne pentirai! Vedrai che schianto di figa, simpatica ed intelligente! Sono sicura che ti piacerà! Mario ! giacché mi trovo qui approfitto della tua ospitalità per fare un bagno nella vasca con l’idromassaggio! E’ così bello! Poi, se hai ancora voglia, potresti raggiungermi, così potremmo continuare quello che abbiamo interrotto! Magari potremmo coinvolgere anche Cristina! E’ una ragazza spregiudicata, sono sicuro che non gli dispiacerà affatto partecipare al nostro festino privato!

Cristo, la situazione si stava incasinando. Ad un tratto il suono del citofono irruppe con il suo acuto. Era Cristina.

Dopo alcuni secondo entrò una bionda superba! Indossava pantaloncini corti, attillati, forse senza indumenti intimi, ed una T-Shirt bianca.

Era di normale statura, bionda, con occhi azzurri ed un viso quasi da adolescente. Entrò in casa con un’espressione apparentemente serena, salutandomi con un grosso sorriso solare.

“Cristina lui è il Dottor Mario Bianchi, il nostro capo!

“Capo, lei e Cristina CXXX, da ieri neo acquisto del nostro ufficio, ha 25 anni e viene da Milano !

Le strinsi la mano, ricambiando il sorriso.

“Piacere di conoscerla! Lorella mi ha detto che ha fatto una buon’impressione al Dottor Tonetti! Complimenti è difficile riuscire a conquistare la simpatia di quella vecchia quercia. Ciò significa che abbiamo fatto un ottimo acquisto! Per adesso le do il benvenuto nella nostra piccola città di provincia! Ha detto Milano!

“Si!

“Lo sa che è anche la mia città!

“Si! La cosa mi fa molto piacere!

“Comunque, per i primi tempi, per qualsiasi problema,  non si faccia scrupoli a chiedere il mio aiuto e quello dell’ufficio!

Lei ipocritamente rispose.

“Grazie, lei è molto gentile! Penso che approfitterò della sua generosità!

Lorella, si accostò a me ed infilò la mano nell’accappatoio, poi, accarezzando il petto con il palmo della mano, con tono scherzoso, strizzando un occhio a Cristina:

“Stai attenta! il nostro capo ha fama di essere un casanova! in questo momento sta già tessendo la ragnatela!

 

Cristina mi fissò negli occhi e in modo sibillino.

 

“Ho sentito parlare dell’aureola di dongiovanni che circonda la figura del nostro capo! Sarei lusingata delle sue attenzioni! Però, temo di non essere il tipo giusto!

Lorella, non perdeva occasione per sparare le sue cazzate, che mi mettevano a disagio.

“Stai scherzando! Sei uno schianto! Ti assicuro che sei il suo tipo! Ho visto che gli uomini farebbero pazzie per conquistarti! Cazzo ieri sera ha scatenato una guerra tra i maschietti che le ronzavano attorno, innalzando alla stelle il loro livello di testosterone. C’è mancato poco che si azzuffassero come cani !

 

Le parole di Lorella rafforzarono la mia curiosità.

“Che cosa è questa storia della zuffa?

Lorella: “Scusami Cristina non volevo sputtanarti!

Cristina“Non fa nulla! Non ti preoccupare!

“cosa è successo?

Cristina“Niente di grave! Cioè niente di particolarmente importante! Ieri sera eravamo in una discoteca del centro, mentre stavo ballando al centro della pista alcuni ragazzi, per farsi notare, piroettavano attorno a me, ed alcuni mi prendevano tra le braccia facendomi girare come una trottola. La cosa mi piaceva, perciò ricambiavo muovendo i fianchi al ritmo esagerato della musica. Quei movimenti erano troppo provocanti ed hanno suscitato la loro morbosità. Ad un certo punto il ballo mi aveva stancato, perciò mi stavo allontanando del gruppo, quando un giovane mi afferra da un braccio e mi trascina nuovamente nella mischia. Un altro ragazzo interviene in mia difesa, e ponendosi in mezzo invita l’altro a lasciarmi andare.  Insomma ne nasce una discussione accesa allora,  prima che degenerasse in rissa, interviene un ragazzo, molto robusto, era il buttafuori, che interrompe bruscamente la contesa. I ragazzi riluttanti si allontanano. Ed io indisturbata, vengo scortata dal mio angelo custode.

 

Lorella: Si! fino al bancone, dove hai rafforzato la conoscenza del tuo angelo custode, e poi siete spariti dalla circolazione per almeno due ore abbondanti!

Cristina divenne rossa dalla vergogna.

Lorella volgendosi nuovamente a Cristina,:

“Adesso smettiamola con queste cazzate! Pensiamo alle cose serie! Che cosa ne pensi se approfittiamo dell’ospitalità generosa del nostro capo per fare un bagno rigenerante nelle sue magnifiche terme? Dovresti vedere che roba! Idromassaggio, sauna e piscina! una cosa straordinaria!

Cristina: “Veramente, non mi sembra il caso!

 

Lorella mi aveva letto nel pensiero. Speravo che invitasse Cristina ad approfittare delle mie terme. Intervenni:

“Signorina! la prego! Sarebbe per me un grande onore offrirle ospitalità nelle mie terme! Si ricordi che adesso è anche un membro della nostro ufficio!

Cristina rimase colpita dal tono suadente della mia voce. Lorella approfittò di quel momento magico e con sfacciataggine:

Lorella: Dai vieni. Vedrai è un posto magnifico! Mario ci farebbe piacere se dopo ci raggiungessi! Dobbiamo finire un certo discorsetto!

Cristina rimase inebetita da quella frase, che lasciava intendere qualcos’altro.

Io, invece, restai di ghiaccio e fissai gli occhi di Cristina per vedere la sua reazione. Lei ricambiò l’occhiata con molto imbarazzo,  ma poi sorrise illuminando un viso angelico.

Mi lasciarono li a nutrire le mie fantasia.

Lorella e Cristina corsero, ridendo, verso le terme. Guardai Cristina da dietro, prima che scomparisse sulle scale. Aveva un culo da favola ed i pantaloncini aderenti, esaltavano ogni particolare del suo magnifico fondoschiena.  

Entrai nel bagno di servizio della camera da letto, per rinfrescarmi un po’ le idee. Mi appoggia sui bordi del lavandino per fissare i tratti del viso riflesso nello specchio.

Ero molto turbato ed eccitato nello stesso tempo, perché il pensiero vagava nelle terme, immaginando Cristina e Lorella nude, una perla nera ed una bianca, mentre si divertivano a giocare con l’acqua. Sembrava di vederle, bagnate nella bruma del vapore, mentre si accarezzavano i seni, i fianchi, le natiche.

Emozioni che ribollivano  come un vulcano in eruzione nella mia mente.

Il desiderio di raggiungerle per calmare quegli spiriti bollenti, aveva incendiato i sensi ma l’imbarazzo ancora mi bloccava.

Ripensai alla proposta di Lorella, ed a Cristina, alla sua conturbante bellezza ed alla personalità libertina.

“Carpe diem” - Cogli l’attimo, così mi convinsi che era la decisione giusta andare da loro.

Le vidi subito in fondo al locale, non rimasi affatto stupito di quello che stavano facendo.

Cristina si trovava seduta sulla sponda della vasca, con le gambe spalancate, mentre Lorella, inginocchiata in mezzo alle sue cosce, le stava raspando la passera con la lingua. Cristina, presa dal godimento, agitava il suo bellissimo corpo tenendo gli occhi chiusi, mentre le mani stringevano sui seni; ed ogni tanto li portava alla bocca, per succhiare i capezzoli duri.

All’improvviso incrocio il suo sguardo. Rimasi di marmo. Mi fissava intensamente, il suo viso era deformava dagli spasmi del piacere e dal desiderio morboso, che  lo rendeva incredibilmente seducente.

I capelli biondi erano bagnati e cosparsi sulle spalle.

Il cazzo era gia in erezione e pulsava furiosamente al ritmo impazzito del cuore. La bramosia m’impregnava la mente, le membra ed anche lo sguardo. La visione di quei bellissimi corpi nudi, avvinti l’uno all’altro, mi aveva mandato in tilt.

La lussuria cominciò ad agire sugli istinti primordiali dell’eros, spingendomi verso quel sublime effetto muliebre.

Così menandomi il cazzo mi avvicinai a loro, senza distogliere gli occhi da quelli di Cristina. Giunto davanti a tanta grazia mi piegai dietro Lorella ed iniziai a baciarle la schiena e le natiche.

“O che onore! Il capo si è fatto vivo finalmente! Eravamo seriamente  preoccupati! C’era in gioco la tua fama di donnaiolo!

“Davanti a tanta bellezza anche un santo perde la ragione!

Continuavo a fissare Cristina. Finalmente lei mi sorrise facendomi cenno con il capo che tutto era OK!

Quel gesto mi tolse definitivamente qualsiasi inibizione.

Lorella riprendeva a leccare la figa di Cristina. Io mi stendevo supino e infilavo la faccia in mezzo alle sue cosce. Lei appena sentì il contatto della lingua, si appoggiò all’indietro facendo collimare le labbra della figa alla bocca.

Per darle maggiore piacere le afferrai il grosso culo, iniziando a leccargli le pelvi vaginali in profondità, spazzolando tra le fenditure delle labbra ed il clitoride. Finalmente stavo dando sfogo alla mia perversa lussuria, peraltro incoraggiata anche dalla presenza di Cristina.

In seguito, Lorella si allungava verso l’uccello combinando un perfetto sessantanove. Quel movimento mi lasciava la faccia scoperta. Così, lo sguardo, poté apprezzare lo scoscio di Cristina. Le protuberanze delle labbra m’invitavano a quella ben di dio. Cristina capì subito le mie intenzioni, ed in pochi istanti mi trovai il viso tra le sue gambe divaricate.

La sua figa troneggiava a pochi centimetri di distanza dal mio naso. Dio mio, mi sentivo turbato da quella situazione inaudita. Cristina, invece, seguendo il suo istinto, si appoggia con naturalezza, collimando perfettamente la sua figa alla mia bocca.

Il primo contatto era avvenuto.

Gli umori vaginali della figa di Cristina aggredirono le narici, inebriando con il suo aroma la mente.

Quella fragranza selvaggia stimolò la mia morbosità, per cui affondai con determinazione la bocca tra le labbra carnose della figa di Cristina, impastando, nello stesso istante, con forza brutale le sue candide natiche dalla pelle morbida e vellutata.

Lorella: “Ei capo il tuo cazzo è diventato duro come il marmo! Lo sento pulsare come un cavallo infuriato! Non sarebbe il caso di calmarlo con la passera!

“Si! Montami sopra e fammi assaporare la tua figa!

Lorella: “Ei Capo! La ragazzina ti ha mandato in orbita Vero?

    “Fai quello che cazzo devi fare!

Cosi dicendo, si pose con le gambe aperte sopra il mio grembo e, tenendo il cazzo  in verticale come una torre d’avorio, guidò la cappella sanguigna nell’ingresso della sua vagina. Non appena la cappella varcò l’entrata di quella calda tana, Lorella si lascia cadere, facendo penetrare il resto del cazzo più a fondo. In quell’istante le tiepide pareti della figa di Lorella mi diedero una sensazione incredibile.

Lorella facendo leva sulle gambe iniziò a muoversi su e giù, scorrendo come un vortice sul  cazzo.

Intanto, Cristina, si era spostata davanti, tra le mie gambe, ed ogni tanto leccava i coglioni, succhiandoli come un gorgo. Le sue dita lavoravano i testicoli, soppesandoli, accarezzandoli e separandoli. Credevo di impazzire. Lorella, dopo alcuni colpi penetranti, si alzò, lasciando campo libero a Cristina.

Cristina si portò sopra di me, combaciando la vulva vaginale alla cappella. Menò il cazzo bagnato dagli umori vaginali di Lorella, poi lo afferrò saldamente come un elsa e, facendo strusciare la sommità la tra le labbra sporgenti della figa, lo guidò definitivamente dentro l’ingresso, fagocitandolo interamente.

Nell’occasione l’avevo afferrata dai fianchi ed, accarezzandole la pelle morbida, mi godevo ogni attimo di quello straordinario evento.

Lentamente sentivo la calda figa di Cristina che scivolava lungo il corno fino ad avvolgerlo completamente, come una tiepida carezza.

Cristina aveva iniziato a cavalcare come un’amazzone, muovendo il bacino avanti ed indietro. Le sue tette, sballottate dal movimento del suo corpo, finirono per essere una preda preziosa per le mie mani.

Per rendere quel momento piacevole, e procurargli il massimo piacere possibile, inarcavo la schiena ed afferrandola dalle stupende natiche, spingevo verso l’alto con tutta la forza fisica, per permettere al cazzo di ficcarsi in profondità.

L’azione era efficace.

Cristina “Si, continua così! Mi stai facendo morire dal godimento ! aaaahg! Cazzo! Sei bravissimo! Sei divino ! Sei divino! Chavami forte ! più forte! Godo! Godo!

“Anche tu non scherzi! Ti muovi come un satanasso!

Continuai a scoparla con veemenza. In seguito, dopo alcune posizioni fatte con Lorella, misi Cristina a pecorina.

Finalmente potevo ammirare il suo magnifico fondo schiena, rotondo e perfettamente simmetriche.

Fui subito fulminato dal desiderio, così attratto come un cane in calore, e prima di scoparla, iniziai a sditalinarla con il dito medio, ficcandoglielo le altre dita interamente dentro la vagina. Dopo averla eccitata per alcuni istanti,  gridò:

Cristina “Ti prego! Smettila! Voglio il cazzo! Voglio scopare! Scopami! Fottimi  adesso!

   “Bella ragazzina il capo ti accontenta subito!

Lorella nel frattempo era impegnata in  sublime pompino che interruppe con riluttanza.

Accostai la punta la cappella in mezzo alle natiche di Cristina, la feci scivolare tra l’apertura della vagina fino a quando non si fuse con la carne morbide dell’ingresso, quindi il calore avvolse il cazzo fino alla base con i coglioni.

La figa di Cristina era bollente ed accogliente. Era un piacere immenso sentire quel tepore accogliente.

Averla davanti in quella posizione conturbante, mi dava una carica energetica bestiale. Ed afferrata dai fianchi, iniziai a pompare dentro di lei, con violenza, ogni centimetro di cazzo, mentre i coglioni sbattevano allegri contro il perineo.

Cristina:“Si, Scopami con forza ! Dai, Dai. Dai così oddio mi fai impazzire !

Lorella:“Che ti avevo detto ! Il nostro Capo ha un cazzo speciale! ne valeva la pena provarlo!

“Cosi voi due eravate d’accordo? Una vera e propria imboscata!

La perversione di Cristina mi aveva sorpreso ancora una volta. Mi sentivo uno scemo, perché quelle due satanassi avevano organizzato tutto.

Quell’idea mi fece intensificare gli affondi e stimolato Continuai a ficcare nella figa di Cristina con una foga innaturale, quasi con rabbia. Volevo punirla con la stessa moneta.

“Oddio…Sei un mago! mi stai facendo impazzire.. sei straordinario…si! Si! Si! chiavami duro !

“Sei una piccola troia!  Prendi ! To! To! To!, prendilo tutto !

Quella non era una pena, ma un premio per la sua brillante carriera di puttana, iniziata egregiamente sulla punta del mio cazzo.

Poi la girai verso di me, e facendola allungare sulla sponda della vasca, mi collocai in mezzo alle sue cosce aperte, e sollevandogli le gambe in aria la penetrai nuovamente;

Questa volta volevo guardarla in faccia mentre la scopavo.

Lei ricambiò lo sguardo intenso, ed ogni affondo lo sottolineava con vibranti movimenti del corpo, che si agitava magnificamente, in modo serpentino, per gustarsi ogni centimetro di cazzo.

Le tette impazzite si scuotevano al ritmo dei colpi ritmatati. Il suo viso era una maschera deformato dal piacere, e continuava a guardarmi con un’intensità inaudita, incitandomi a penetrarla duramente, in profondità. Il cazzo sembrava fuso alla figa e era interamente fagocitato, fino a sciogliersi in quella calda fucina.

Lorella: “Ei voi due! Guardata che ci sono pure io!

Le mie attenzioni, però, erano solo per Cristina, continuava a chiavarla con foga e con tutta la forza che avevo in corpo.

Eravamo stesi sul pavimento, le sue gambe, sollevate in aria, erano appoggiate alle mie spalle, ed io ero sopra di lei che la penetravo con affondi violenti e veloci.

La baciavo e la chiavavo nello stesso istante. Eravamo entrambi presi dalla frenesia dei sensi.

Infine, dopo quella massiccia maratona, il suo corpo iniziò a vibrare, in quel momento si sentivano le pareti della figa serrarsi come morse. Stava godendo in modo inaudito ed anche io stavo vivendo le stesse emozioni.

“Prendi la pillola?

“Si !

“Bene!

Diedi gli ultimi affondi con tutto il peso del mio corpo. Il pube ed il monte di venere si congiunsero definitivamente, senza soluzioni di continuità, fino a quando, vinto dai conati dell’orgasmo, scaricai dentro il suo utero il liquido seminale. In quel momento sentivo le pareti della vagina che riprendeva gli spasmi e si contraevano attorno al cazzo come calde tenaglie.

“Si godo! Oddio sto impazzendo ! mmmmm ! Siiiiiii!

Nel momento in cui godeva il suo corpo si agitava come se fosse in preda alle convulsioni. Infine, non ancora appagata, s’impossessò del cazzo, ricoperto di liquame limaccioso, e lo pulì con la lingua, interamente, fino a farlo brillare con la sua saliva.

“Cristina, sei straordinaria!

“Anche tu!

Un attimo dopo mi abbandonai accanto a lei, stringendola al mio petto.

 “Cristo quanto sei bella!

Poco dopo trovai Lorella in cucina, intenta fa fare colazione.

“Finalmente vi fate vivi! Mi avete escluso completamente! La ragazzina ti ha mandato letteralmente il cervello in tilt!

“Scusami mi sono lasciato prendere la mano ! Sai come è! le novità!

“Alla faccia della novità! Tra voi c’è affiatamento, si vede! Denise è avvisata! Cristina è una degna rivale!

Sorrisi….

 

postato da: PaoloIlCaldo alle ore 22:26 | Permalink | commenti (2)
categoria:cristina e lorella
martedì, 28 agosto 2007

Aldo e sua moglie Sara. E’ bene mettere subito in chiaro che Sara è stata la mia amante. Quando era una giovane avvocatessa, alle prime armi, desiderosa di imparare i segreti del mestiere.

Quella sera ci trovammo da soli, nel corridoio della zona notte, dove l’avevo accompagnata per aiutarla a mettere a letto i bambini.

 

Parlammo di noi,  del nostro lavoro, quando mi confidò:

 

“In tutti questi anni ho tradito Aldo con tanti uomini impegnati nel campo della finanza, addirittura banchieri! Il fatto che fossi sposata non era un ostacolo, anzi mi dava dei vantaggi notevoli rispetto alle rivali singole! Gli uomini d’affare preferiscono avere l’amante impegnata e spregiudicata. Non vogliono rischiare eventuali scandali o cause civili infinite! Chiaramente tutto a mio favore perché mi permetteva di ottenere promozioni ad incarichi di maggiore prestigio.

I figli sono stati un scelta strategica nel momenti in cui l’unione con Aldo stava cominciando a scricchiolare, per lui una famiglia senza figlia era come un gelato senza zucchero!

 

“Un compromesso!

 

“In un certo senso!

 

“Senti Sara! Mi piacerebbe discutere con te una certa faccenda che mi sta molta a cuore! Da soli, però, senza Aldo tra i piedi!

 

“Adesso sono io a preoccuparmi! Il tuo invito ha l’aria di una rimpatriata! Accetto la tua proposta! Però, il quando ed il dove, lo decido  io! Altrimenti, non se ne fa nulla!

 

“Sara! Un attimo! Forse hai frainteso! Io non intendevo vederti in segreto per scopare! Soltanto per parlare  e basta!

 

“Mario! Mettiamo in chiaro una cosa! se accetto di incontrarti lo faccio ad una condizione! O sei d’accordo oppure non se ne fa niente!

 

“Va bene! Hai vinto tu! Se vuoi scopare, ti accontento! Dopotutto non mi dispiace affatto! Sei sempre un gran pezzo di figa!

 

“Così è parlare da uomini!

 

“Noto che hai raffinato anche gli strumenti della persuasione! Il tuo vile ricatto, in ogni modo, sfonda una porta aperta! Adesso sarebbe il caso di scendere giù, altrimenti Aldo potrebbe avere sospetti sulla nostra assenza prolungata!

 

Eravamo a metà corridoio quando lei si fermò davanti fissandomi negli occhi. Notai una strana luce riflettere dai suoi occhi, la conoscevo benissimo, era l’ombra della lussuria che traspariva da quello sguardo intenso. Temetti che mi abbracciasse li, invece, all’improvviso, appoggiò entrambi le mani sul petto spingendomi all’interno di una stanza. Ci trovammo in un ambiente completamente buio.

 

 

“Cazzo! Che intenzione hai?

 

“Zitto! Ora lo vedrai! Ho deciso di prendere un piccolo anticipo! Il resto alla consegna!

 

Nel buio pesto, la sentivo armeggiare. Si era messa in ginocchio davanti a me. Le sue mani erano posate sui pantaloni e si davano da fare per sbottonare la patta. Alla fine, trionfante, raggiunse il cazzo.

 

“Accidenti! E’ duro come l’acciaio! Allora la discussione di prima ti ha eccitato! Adesso ci penso io a spegnere l'incendio!

 

Dopo quella frase, percepivo il tepore della sua bocca che avvolgeva il cazzo ed iniziava lentamente a muoversi.

 

“Sara! sei impazzita! Aldo è sotto che ci sta aspettando!

 

“Non ti preoccupare! Mi ha chiesto lui di trattenerti sopra mentre si occupava della cena! E’ quello che sto facendo no!

 

Veramente in quel momento non m’importava un cazzo di Aldo. Pensavo soltanto a godere e gustare il piacere procurato da quel pompino sublime. Sara era una maestra nel succhiare il cazzo. Per lei ciucciare il cazzo era come creare un opera d’arte. Curava i particolari con rara perizia. Le sue mani maneggiavano i coglioni con abilità lodevoli ed in modo sublime. Alcune volte riusciva ad introdurre in bocca un intero testicolo sollecitandolo in maniera celestiale. Ad un tratto era in piedi appoggiata al mio corpo. Ci baciammo ardentemente e mentre le palpeggiavo il fondo schiena mi accorsi che i suoi pantaloni erano stati già tirati giù, fino a meta coscia.

Era facile intuire quello che desiderava. La voltai e l’appoggiai, quindi, contro una parete, e, seguendo l’istinto, accostai la cappella del cazzo nella cavità delle natiche; Spostai di lato la fettuccia di perizoma, e strofinando su e giù la punta tra le fenditure della figa, la penetrai profondamente con il resto del cazzo.

 

“Accidenti Sara! La tua figa è bagnata fradicia e scotta come un forno!

 

“Bastardo! Era quello che volevi! Adesso scopami duro! Come piace a me!

 

L’istinto libidinoso era esaltato dalla fragranza del suo profumo. Al buio percepivo perfettamente quell'odore sensuale. Così, esaltato dall’eccitazione del suo aroma di donna in calore, l’afferrai dai fianchi e cominciai a spingere verso l’alto fermandomi solo quando sentivo il cazzo interamente dentro quel tabernacolo di piacere.

 

“Sei diventata una troia! Chissà quanti cazzi sono penetrati qui dentro dopo di me!

 

“Tantissimi! Nessuno come il tuo! Invece di parlare fottimi!

 

Quelle parole lascive erano un inno alla gioia! Stavamo scopando al buio. Il suo corpo fremeva sotto i potenti fendenti. Sentivo il cazzo scivolare nella figa come un pistone arroventato dentro una fucina. Si agitava come se fosse stata morsa da una tarantola. Più spingevo e più si dimenava ansimando di piacere.

 

“AAAAhh ssiii! Oddio! Mario! Sei il mio salvatore! E’ da tanto che non fottevo così! Adesso distruggimi! Oltraggiami! Fai di me quello che vuoi! Sono la tua puttana!

 

“Ti prendo in parola! Adesso allarga le natiche che ti sbatto il pistone nel culo!

 

“Si! Inculami! Lo sai che mi piace tantissimo!

 

Estrassi il cazzo dalla figa ed alzando la punta della cappella verso l’alto la puntai contro lo sfintere. Il cazzo era completamente ricoperto degli umori vaginali, perciò non fu necessario ricorre allo sputo. La cappella sanguigna, tesa, infatti, si fece strada facilmente nell’orifizio anale, che cedette al resto del destriero senza alcuna resistenza. Continuai a spingere dentro fino a quando il cazzo non fu saldamente infilato nelle viscere. Poi inizia a pompare con veemenza.

 

“aaahhh grahhh! Sii siii! oddio! Sei straordinario! Lo sento duro! Sii Sii, così! Così! Mi stai facendo impazzire dal piacere!

 

“Era quello che volevi! Sei la stessa la zoccola di sempre! Ti piaceva tantissimo prenderlo nel culo!

 

“Si! Si! Sì! Da te sempre!

 

“Ti ricordi in ufficio! Le sedute duravano secoli! Uscivi stanca, ma non saziata!

 

“Del resto anche a te piaceva! Cristo quanto mi sono mancate quelle riunioni!

 

Continuai a ficcare dentro il suo culo, fino a quando non cominciai ad avvertire i primi sintomi di orgasmo.

 

“Sara! Sto per venire! Tu come sei messa?

 

“Si! Vieni! Sborrami nel culo!

 

Quelle parole furono le ultime che sentì. Spinsi fin quando potevo dentro le sue budella ed alla fine della corsa svuotai i coglioni con potenti getti di sperma.

 

“Sii! Mmmm! Dio quanto è caldo! Mi stai riempito il culo!

 

Un attimo dopo, riprendevo fiato. Il mio corpo era ancora scosso dalle emozioni della scopata. Dovetti fare un sforzo smodato per raggiungere un apparente autocontrollo ed assumere un aspetto normale. Lasciai Sara al buio e mi avviai nel corridoio. Giunsi nel salone, notai che non c’era anima viva. Mentre aspettavo sfogliai distrattamente la collezione di dischi e proprio in quel momento sentì giungere la voce di Aldo da dietro le spalle.

 

“Come mai sei solo! E  Sara?

 

“E’ rimasta nella camera dei bambini, per accertarsi che prendessero sonno! Chi è il patito di musica blus?

 

“Sara!

 

“Certo!

postato da: PaoloIlCaldo alle ore 23:56 | Permalink | commenti (5)
categoria:sara
mercoledì, 18 aprile 2007
… il cellulare.
 
"Si"
 
"Ciao, sono Laila !
 
"ciao !
 
Laila:"ti telefono per dirti che c’è un problema per stasera, purtroppo non posso riceverti a casa! ho ospiti inattesi! potremmo andare da qualche parte, un luogo discreto, lontano da occhi che mi conoscono!
 
Accidente… Potevo invitarla a casa mia. Era una occasione da non perdere, Claudia, la mia ragazza, mi aveva lasciato campo libero, e la casa era a mia completa disposizione.
 
Io:"Senti cosa ne diresti di venire a casa mia? potremmo ordinare la cena a domicilio?
 
Laila:"mi sembra un ottima idea!
 
"Allora va bene! ti vengo a cercare alle nove e mezza! OK!
 
Laila:"D'accordo ti aspetto! a più tardi !
 
La sera prometteva bene. La preda stava per cadere nella tela del regno.
Chiamai il servizio di ristorazione ed ordinai una cena a base di pesce, con un vino bianco, raffinato e leggermente frizzante.
Era un quarto alle nove, mi ero vestito in modo classico, un completo leggero di colore blue scuro, con riflessi cenerini, orologio rolex submarine, e per finire un tocco di fascino, un profumo forte, ma intenso,  muschio bianco.
La ditta per il servizio di ristorazione era stata puntuale ed gli inservienti erano già pronti a servire la cena. La serata, preparata nei minimi dettagli, doveva essere un successo. Non ci sarebbero stati sbavature o scocciatori scomodi ad interrompere l’incontro con la vedova, soprattutto Claudia, la mia amica, che era partita alla volta di Milano, per incontrare un cliente. Così mi presentai puntuale davanti all’ingresso della villa sfarzosa della vedova. Suonai e dopo un secondo lei apparve, bellissima, occhi verdi, sguardo intenso e capelli lunghi, e neri corvini. Ricordava una  principessa indiana. Indossava un vestito aderente nero, molto scollato, una collana di perle bianche, calze trasparenti nere e scarpe a punta con tacco a spillo. Reggeva una valigetta ventiquattro ore da una parte e la borsetta dall’altra. Immediatamente mi precipitai a prendere la valigetta e, con un gesto galante, le baciai la mano. Mi ringraziò del mazzo di rose che le avevo fatto arrivare a casa, rosse chiaramente.
 
La cena fu servita perfettamente, per cui, ritenendo la presenza del personale inutile, lo mandai via con una buona mancia. Così restai da solo con la vedova inconsolata. Nel corso della cena abbiamo affrontato gli argomenti più disparati e alla fine, tra sguardi intensi ed espressivi, tenui carezze della mano, era giunto il momento che stavo agognando. Ci accomodiamo in salotto, con l’atmosfera già riscaldate da una leggera musica di sottofondo; preparai i drink e mi accomodai al suo fianco. Lei stava già sfogliando alcuni documenti:
 
Laila:“Senti Mario, ti ho voluto incontrare per discutere con te di queste lettere e sapere se possono rappresentare un pericolo!
 
“Cosa sono !
 
Laila:“Sono lettere che mio marito ha scritto prima di morire!
 
“Lettere ! sono state spedite a qualcuno!
 
Laila:“No ! Non ho mai provveduto, anche… se era stata la sua volontà !
 
“Di cosa si tratta !
 
Laila:“Di lettere indirizzate a sua figlia Vittoria! Le chiede perdono per il male che ha procurato alla madre, e per non essere stato un buon padre !
 
“Ci sono impegni o dichiarazione di lasciti patrimoniali!
 
Laila:“No ! semplicemente la confessione di un uomo afflitto dal dolore e dal rimorso di avere fatto soffrire i congiunti ed un desiderio di pentimento e di riconciliazione con la figlia! Cosa dovrei fare ? devo consegnare le missive?
 
“Moralmente sarebbe la cosa più giusta da fare! Però prima vorrei esaminarle per valutare se sono innocui o rappresentano un pericolo alla nostra causa! le prendo io! Poi vedremo cosa è giusto fare! 
 
Laila:“Grazie ! mi sento sollevata da un peso!
 
La grazia di un felino feroce, pensai, però era molto dolce e sensibile. Il suo sguardo era triste e destava un sentimento di tenerezza. Sembrava un cucciolo in cerca di affetto. Così d’istinto allungai la mano e con il dorso le accarezzai il volto. Sembrava che si aspettasse quel gesto di tenerezza, chinò il capo, come un tenero gattino, a gustare la sensazione piacevole di quel contatto. Il mio atto non era affatto finalizzato a lenire una mancanza di affetto, anzi, in realtà era mosso dalla bramosia e dal desiderio di toccare quella splendida creatura. Il clima d’intimità creatosi con quel gesto, sembrava ideale per azzardare la prossima mossa.
Senza distogliere lo sguardo dal suo, afferrai i documenti posti sulle ginocchia e li gettai sopra il tavolino, poi, avvicinandomi, le afferrai le spalle nude e, fissandola negli occhi, con voce suadente:
 
“Lascia andare via le tue preoccupazioni! Non devi temere nulla! Ci sono io a proteggerti!
 
Le parole ovattate da un suono suadente, ed esaltata dalla musica in sottofondo, la rassicurarono.
Così, confortata dal mio generoso gesto affettuoso, si accostò abbracciandomi con una stretta sorprendente.
Ricambiai l’abbraccio e chinando il capo sopra la spalla sfiorai una pelle morbida, vellutata e profumata.
In quell’istante rimasi come folgorato da una saetta! Le labbra della mia bocca, che erano già a diretto contatto, d’istinto cedettero all’effluvio della sua essenza di donna e si poggiarono sulla cute. In quello istante inspirai quella fragranza femminile come se attingessi la forza da un fonte di energia. Il dado era stato tratto. Iniziai a baciarla sfiorando la sua pelle fino a congiungermi con la sua bocca. Lei non oppose alcuna resistenza e si lasciò andare abbandonandosi sul divano. Continuai a stimolarla con la bocca, proseguendo nel mio intento. Le abbassai le spalline del vestito per scoprirle il magnifico seno che, fino ad allora, avevo solo immaginato. Senza esitare, con desiderio, le afferrai i capezzoli già inturgiditi dall’eccitazione, stimolandoli con la lingua, poi, come fosse un fonte d’acqua, immersi il viso in quel dolce solco ed iniziai a succhiarle avido le punte. Lei iniziò ad ansimare e, dimostrando di gradire quello slancio:
 
Laila:“Sii, mi piace tantissimo! sei straordinario con la lingua!
 
“E tu Sei bellissima ! Una calda ninfa ! Ho voglio di leccarti la figa !
 
 Una frase asciutta che le piacque. Si lasciò sfilare il vestito, fino ai piedi, poi con delicatezza si al adagiò sul divano divaricando le gambe.
 
Laila:“Vieni! fammi sentire il tuo ardore !
 
Quella impudente, mi sfidava… Mi inginocchiai tre le sue cosce e dopo averle spostato su un lato il tenue perizoma, iniziai a stimolargli il clitoride e le labbra interne della vagina.
La figa era di colore scuro e le protuberanze erano carnosa. Diedi libero sfogo alla lingua raspando ogni anfratto tra il culo ed il monte di venere. Afferrai le labbra polpose e, dopo averle divaricate, la penetrai con la punta della lingua, fin dove potevo.
 
Laila “Mio Dio ! sei divino ! mi stai facendo impazzire ! Anche io ho voglio succhiarti il cazzo !
 
Era proprio quello che desideravo più di tutto in quell’istante. Mi adagiai sul divano mentre lei mi venne addosso, chinandosi sul mio grembo, e dopo aver liberato il cazzo dalla tortura dei pantaloni e dalle mutande, lo afferrò decisa con entrambe le mani, iniziando a giocherellare con la punta della lingua sulla cappella. Fu un attimo perché improvvisamente lo vidi scomparire nella profondità della sua gola.
La sua bocca sembrava burro. Il capo oscillava al ritmo del pompino ed i lunghi capelli si erano cosparsi sul ventre fino a nasconderle il viso. Come una ninfa impazzite dalla lussuria, sembrava una furia della natura, si era avventata sul cazzo con una frenesia incredibile. Leccava magistralmente dai coglioni in su, succhiando senza tregua. Eravamo sul divano, i corpi aggrovigliati in modo innaturale erano confusi in un apparente sessantanove, mentre le bocche davano piacere ad entrambi. Ad un certo punto.
 
Laila“Adesso chiavami ! Ho la figa bollente! ho voglio di averti dentro di me!
 
Si adagiò sul divano invitandomi a congiungermi a lei. La figa, completamente rasata, mi apparve calda ed invitante. Laila, in attesa dell’estremo sacrificio, con una mano si stava strofinando le pelvi anelando la congiunzione carnale. L’offerta era troppo allentante per resistere oltre.
Sprofondato nelle in mezzo alle sue cosce aperte, accostai la cappella tra i solchi della vagine ed iniziai a raspare su è giu, suscitando i primi conati di piacere, poi spinsi lentamente e scivolai in profondità con il resto del destriero, completamente dentro quella calda caverna. Le pelvi di Afrodite ed il pube di Adamo, infine si erano congiunti.
 
Laila:“Siii! Adesso chiavami forte! Muoviti velocemente dentro di me! Voglio sentire ogni centimetro del tuo cazzo!
 
“Se è questo che vuoi ! ti accontento subito dolce e sublime ninfa dei miei sogni!
 
Mi allungai sopra di lei, e, facendo leva con le ginocchia, cominciai a muovermi con spinte poderose, utilizzando anche il peso del corpo. Il cazzo scompariva e riappariva sempre più velocemente, mentre la tana era diventata una brodaglia bollente e calda come una fucina che grondava umori biancastri, come la schiuma densa di uno shampoo. Le sollecitazioni la facevano ansimare come una cagna in calore, e per lenire gli stimoli vaginali conficcava le unghia profondamente nella pelle delle mie spalle.
 
Laila:“Haaaaa ! Siiiii ! sto impazzendo! Sei straordinario! Dai! Dai! Così! Non fermarti! Dai ! Dai ! godooooooo!
 
La sua voce era diventata come una cantilena cacofonica, che accompagnava il movimento del mio bacino, mentre il cazzo entrava, a velocità supersonica, dentro e fuori di lei; un incitamento simile agli “issa” dei marinai. Intanto, per migliorare l’efficacia degli affondi, l’avevo afferrata dalle natiche, con le gambe sollevate in aria ed incastrate sulle mie spalle. In quel modo i fendenti erano più efficaci e profondi, ma soprattutto graditi, visto i singulti e le urla di piacere che emetteva, quasi come una tifoseria scatenata della curva nord. Mentre la scopavo la fissavo negli occhi verdi, il suo sguardo era intenso ed esprimeva tutta la soddisfazione di quell’unione. Si mordeva le labbra ed il viso bellissimo si deformava in smorfie di piacere.
 
Laila:Hoooo Siii ! Mario ! Sei un diavolo! Mi stai facendo impazzire! Godo! Godo! AAAAGH
 
Il suo corpo perfettamente longilineo e senza smagliature fremeva come se fosse in preda a spasmi di convulsione. Le stavo dando quello che desiderava, forse dal giorno che mi aveva incontrato per la prima volta.
 
Laila: “MMMM Mario, mi stai facendo impazzire di piacere ! Godo ! MMM Godoo!
 
La chiavai in tutte le posizioni possibili ed immaginabili, sotto, sopra e di fianco. Le figure del Kamasutra erano pressoché ripassate alla perfezione. Alla fine mi presi anche la soddisfazione di sodomizzarle quel borioso culo, che, con stupore, lo trovai straordinariamente stretto. A pecorina esibiva un sedere da favola, rotondo e soprattutto ben diviso dalle natiche tornite. Quello spettacolo era un inno al piacere carnale. Incularla era diventato un sublime spasso,  e, in quel gesto, avevo dato libero sfogo alla mia perversa libidine.
Alla fine svuotai i coglioni dentro il suo ventre, e sollecitato dagli stimoli dell’orgasmo aumentai l’ardore della cavalcata, per il piacere di Laila, che rispondeva con forti spinte ed urla ai limiti dell’impossibile.
Infine esausto mi lasciai cadere sul divano, godendo dal piacere e dei brividi che la sua bocca stava suscitando sulla mia cappella.
La serata era appena iniziata……..
 
 
postato da: PaoloIlCaldo alle ore 23:35 | Permalink | commenti
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mercoledì, 07 marzo 2007

Mi chiamo Mario Bianchi (nome di fantasia chiaramente),  divorziato da quindici. Esercito la professione di avvocato civilista....

 

Vi anticipo alcuni passi del mio diario, così capirete chi sono…

 

……In una giornata afosa, calda ed umida di giugno, cercavo di concentrarmi su un caso complesso, che apparentemente lasciava poche strade alla difesa. Riguardava una questione d'eredità in cui c'erano in gioco parecchi milioni d'euro; si trattava di una giovane donna, la vedova di un vecchio miliardario, la quale, dopo mesi di concubinato, in punto di morte era riuscita a farsi sposare dal ricco paperone e nominare erede universale dei suoi beni. Gli eredi legittimi, riavutesi dal shock, hanno reagito immediatamente impugnando il testamento, ed adducendo che il vecchio si era rincoglionito ed era stato plagiato per cambiare le ultime volontà.

La ragazza era di una straordinaria bellezza, Sudamericana, alla quale il vecchio miliardario non aveva saputo resistere. Fu per la giovane donna, una ghiotta occasione da afferrare al volo. La stessa, inoltre durante le udienze, recitava perfettamente la parte della vedova inconsolata. Quel giorno, infatti, mentre esaminavo la copia del testamento e Denise, era impegnata sotto il tavolo a succhiarmi l'uccello, combinazione ideale tra il piacere ed il dovere, e perfettamente conciliante con gli sforzi mentali, squilla il telefono:

 

"Si "

"Buon giorno dottor Bianchi, sono la Signora Laila, vedova De Grammatis;

"Signora! i miei omaggi! Stavo giusto leggendo il Testamento della buonanima di suo marito!

"Che cosa ne pensa ?

"mmmm Si! Tecnicamente È perfetto! Dovremmo valutare l'efficacia giuridica! L'unica speranza è riposta nel Notaio e nella sua deposizione a favore!

 

Cristo quella troia di Denise voleva mettermi in imbarazzo ed aveva intensificato l'azione del pompino, velocizzando l'ingoio del cazzo e mordendo la cappella. Cercava di mettermi a disagio. L'afferrai dalle guance e le feci segno di rallentare il suo ardore. Così, dalla bocca passa alle tette. Si ficca il cazzo tra i due meloni, incastrandolo in mezzo, ed inizia a menare i seni su e giu. Quel modo era decisamente migliore.

 

Intanto la vedova:

 

"Mio marito mi amava ! diceva sempre che i suoi parenti erano degli squali, che lo cercavano solo per spillargli denaro! Potrei portare a testimonianza centinaia di persone !

 

Accidenti, Denise si era sollevata la gonna, esponendo un  sedere meraviglioso. Da qualche tempo non portava le mutande quindi, dopo essersi massaggiata la passera, si sedette sul nerbo guidandolo dentro la vagina. In un attimo un piacevole tepore avvolse la verga in tutta la sua lunghezza. Le pareti sembravano un vortice vulcanico avvolgente e risucchiante come un tornado. Iniziò a muoversi sul cazzo cercando di dare e ricevere il massimo piacere. In quello istante oscillava il bacino mantenendo saldamente l'asta nella calda tana vaginale. Intanto, tentavo di mantenere la conversazione con la vedova, sforzandomi di tenere  un contegno accettabile:

 

"Il punto non È convincere il giudice sulla bontà delle ultime volontà di suo marito, ma sulla efficacia giuridica del testamento ! se riusciamo in questo scopo il gioco è fatto !

 

Cristo, Denise sembrava che fosse stata morsa dalla tarantola, agitava il corpo in modo serpentino, cercando di trarre da quella posizione il massimo diletto possibile. Il suo culo schiacciato sul mio grembo sembrava incollato, mentre la figa ingorda teneva saldamente tra le sue calde fauci l'intero membro. Sembrava che fosse immerso in un brodo bollente.

 

Intanto la vedova:

 

"I parenti sostengono di avere in mano alcune perizie mediche che provano l'invalidatà di mio marito al momento di contrarre matrimonio e quindi l'incapacità di comprendere anche le ordinarie attività amministrative !

 

"Balle e tutto da vedere ! non credo che siano in possesso di prove simili !

 

"Dottore la prego mi aiuti ! Posso darle del tu !

 

Quella troia di Denise si era sfilato il cazzo dalla figa e puntando la cappella lucida contro lo sfintere, lo ficcava nel culo. Le tiepide pareti del tabernacolo anale accolsero senza resistenza il nerbo, in quanto già avvezzo all'uso.

 

"Si figuri Signora De Grammatis !

 

"Laila ! il mio nome è Laila ! Gradire che lei mi desse del tu ! L'intimità m'infonde maggiore sicurezza !

 

"Come Vuole! Scusa! come vuoi! 

 

"Anche a me farebbe piacere se mi chiamassi soltanto Mario, È il mio nome ! Dottore mi sembra pomposo !

 

"Che sciocca è vero ! Senti Mario che ne diresti se stasera cenassimo assieme a casa mia ! Vorrei discutere con te a quattro occhi  di alcune faccende che, per telefono, non mi sento di dire !

 

"Hai detto stasera !

 

"Si, se per te va bene!

 

"Fammi controllare l'agenda degli appuntamenti!.

 

Erano mesi che sognavo di avere una occasione del genere. Non controllai alcuna agenda, mi alzai in piedi spingendo Denise a bocconi sulla scrivania, dopo alcuni affondi, ripresi nuovamente la conversazione.

 

"Va benissimo !

 

"Scusami Mario, forse sono stata troppo invadente ! se non puoi venire facciamo un'altra volta !

 

"No aspetta ! Va benissimo! Non vorrei deludere una bella donna !

 

Cazzo, quella battuta era fuori luogo. Dovevo muovermi con cautela. Essere più prudente.  Seguì un attimo di silenzio. Innervosito da quella pausa iniziai a pompare nel culo di Denise con più foga di prima. Denise, conscia della situazione, mordeva ogni cosa pur di contenere il suo godimento.

"O Mario, tu mi lusinghi !

 

"Niente affatto! Lei è una donna bella ed affascinante e merita tutta la mia attenzione!

 

Denise, era gelosa e cominciò a dare segni di reazione, voleva urlare dal piacere e dalla rabbia. Voleva partecipare a quel coito, diventato a senso unico. Per lei era una vera tragedia, godere senza ansimare dal piacere. Le poggiai una mano sulla schiena inchiodandola alla scrivania e continuavo a spingere nel suo sfintere in profondità.

 

"Mario, la prego ! le sue parole mi imbarazzano !

"Va bene ! Allora ci vediamo questa sera alle venti esatte, a casa sua ! Sarò puntuale come una guardia svizzera !

 

"A stasera allora!

 

Le parole della vedova mi avevano infuso  più energia ai reni. Dopo aver posato il telefono cordless, mi concentrai su Denise, aumentando incessantemente gli affondi, già immaginavo di avere davanti il magnifico culo di Laila. Denise colse il mio cambiamento e si immobilizzò sulla scrivanie stringendo le gambe.

 

"Brutto bastardo! Lo sai che non mi piace scopare mentre desideri un'altra !

 

"Che cazzo dici, sei impazzita!  non sei nelle condizioni di dettare leggi! tu sei la mia puttana personale, sei qui per sollazzarmi il cazzo. Mettiamo in chiaro una cosa ti scopo quando cazzo voglio io ! e come voglio OK! Altrimenti quella è la porta! Lo sai quanto altre ragazze ci sono pronti a prendere il tuo posto! Quindi vedi di non rompere i coglioni!

 

Non rispose, ma reagì allargando le gambe per invitarmi a continuare. Cristo avevo avuto un appuntamento con la vedova. Ero su di giri. Non stavo più nella pelle. Rinfrancato, diedi una serie di colpi  nel culo di Denise scaricandogli dentro tutto il desiderio che stavo provando per la vedova De Grammatis. Stanco sprofondai nella poltrona con il cazzo ancora fuori dai pantaloni, completamente ricoperto di un liquame limaccioso prodotto dal miscuglio del seme con quelli screti dallo sfintere di Denise. La cara segretaria, apparentemente seccata, si inginocchio e con cura e perizia iniziò a pulirlo con la bocca. Mi pentivo di come l'avevo trattata. Le frasi che avevo proferito non corrispondevano a quello che pensavo veramente. Denise, era un'ottima segretaria, bella e brava, difficilmente sostituibile. Mi ero comportato come un bastardo, nonostante che sapessi lei nutriva un forte sentimento d'affetto nei miei confronti. Sopportava qualsiasi umiliazione pur di starmi accanto. Sapevo anche che aveva trattato in malo modo i colleghi che ci avevano provato con lei. Il suo rapporto con me era esclusivo.

L'invito, inatteso, della vedova De Grammatis mi aveva sconcertato, provocandomi un moto insolito dei sensi. Era una occasione che aspettavo da tempo, dovevo giocare le mie carte in modo magistrale e sfruttare al massimo l'opportunità che mi veniva generosamente offerta. La vedova era una donna senza scrupoli, priva di pregiudizi, di mentalità aperta e pronta a qualsiasi sacrificio pur di raggiungere i propri scopi. Io ero uno strumento importante nelle sue mani, la mia opera di legale era l'ultima speranza che le restava per raggiungere i suoi egoistici sogni di ricchezza; quindi auspicava da me un servizio leale, asservito alla sua volontà. Le prospettive di ricchezza erano infinite. Inoltre ero cosciente delle premesse piacevoli di quello incontro e speravo di poter cogliere quel bocconcino prelibato.

 

Questo pensavo intento che Denise, inginocchiata tra le mie cosce, insisteva nella cura del nerbo, continuando con accanimento a mungerlo ed a leccarlo lungo la sua lunghezza fino a ripulirlo totalmente.

 

"Denise!

 

"Si capo!

 

"Sei la migliore segretaria che un capo possa desiderare, brava e un po’ troia!

 

"Tu sei il capo più bastardo che una segretaria possa desiderare, se cambi ti mollo!

 

"Sei così cattiva! neanche un po' di amore ?

 

Si alzò in piedi e fissandomi negli occhi mi baciò fino a togliermi il fiato.

"Cosa era quello un bacio casto ?

 

"Stai scherzando? la prossima volta ti soffoco!

 

Successivamente si aggiusto le calze autoreggenti, stirò il vestito con le mani e, dopo aver dato un colpetto ai capelli, si compose assumendo l'atteggiamento della segretaria tipo. In pochi secondi era passata dal rapporto intimo e senza veli a quello formale, di una efficiente segretaria.

 

postato da: PaoloIlCaldo alle ore 14:32 | Permalink | commenti (6)
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